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La svolta nell’avvocatura, chi vince e chi perde al Congresso di Rimini

Svolta per l’avvocatura italiana, nasce il nuovo organismo di rappresentanza politica. Chi vince e chi perde al Congresso Nazionale di Rimini

Dopo vent’anni l’avvocatura nazionale cambia: l’Organismo Unitario di rappresentanza è stato abrogato e al suo posto è stato creato un nuovo organo, l’OCF.

Questo il telegramma dal Congresso nazionale forense di Rimini, l’assise che da due giorni sta coinvolgendo più di mille delegati provenienti da tutta Italia. Al centro il futuro dell’avvocatura italiana e il suo modo di essere rappresentata nei confronti delle istituzioni. In particolare, è il rapporto intrattenuto sino ad oggi con il governo ad essere al centro delle critiche mosse nei confronti del vecchio organismo di rappresentanza. Un organismo per la maggioranza dei delegati congressuali superato, privo di reali poteri e balcanizzato dalle correnti interne. Inadeguato, soprattutto, a contrapporre un reale potere contrattuale all’iperattivismo del ministro Orlando e al suo progetto di riforma dei processi civile e penale.

Da oggi pomeriggio, dunque, l’avvocatura italiana volta pagina e lo fa in modo netto, con un plebiscito di voti. All’Organismo Unitario dell’Avvocatura, che dal ’94 era l’unico soggetto ufficiale di coordinamento e rappresentanza,  ne subentra un altro: i delegati congressuali, con 591 voti a favore, hanno approvato la mozione n. 2 presentata dal presidente dell’ordine di Roma, Mauro Vaglio. Alla base della proposta “Vaglio”, nata all’interno della cosiddetta “Agorà degli ordini” – organismo di raccordo tra gli ordini territoriali fortemente voluto dal CNF – vi è un cambio radicale dello statuto congressuale, il superamento dell’OUA e la creazione di un nuovo organo di rappresentanza, “l’OCF”.

Ma cosa sarà il neo “Organismo di Coordinamento Forense”? Nelle aspettative della maggioranza degli avvocati italiani sarà un organo nuovo, nella forma e nella sostanza. Nella forma perché prevede l’ingresso dei presidenti e dei consiglieri dell’ordine al suo interno “ricucendo”, secondo i suoi sostenitori, il rapporto con l’avvocatura dei territori. Nella sostanza perché, ai sensi dell’articolo 39 della legge di riforma dell’ordinamento forense (l.247/12), il nuovo organismo avrà il potere concreto di dare attuazione alle delibere congressuali e, pertanto, la possibilità di chiedere e pretendere l’attenzione del governo sui temi al centro del dibattito forense.

Sul piano politico interno questo congresso ha avuto dei vincitori e dei vinti.

Al primo gruppo si iscrivono i presidenti degli ordini di Palermo, Roma, Genova e Firenze ideatori e grandi sostenitori della proposta di riforma votata dal Congresso. Da oggi l’avvocatura italiana ha in questo quadrumvirato, formato dagli avvocati Greco, Vaglio, Vaccaro e Paparo, il suo nuovo vertice politico.

A loro il compito nei prossimi mesi di far uscire dalla crisi il panorama forense italiano.

Al gruppo degli sconfitti si iscrivono, invece, l’ormai ex presidente dell’OUA Casiello che, nonostante una dura battaglia congressuale, ha visto il proprio organismo bocciato senza appello. Ma la Casiello non è l’unica ad uscire sconfitta dalla votazione di oggi pomeriggio. Ad essere ridimensionate sono, soprattutto, le grandi associazioni forensi che, probabilmente preoccupate dal protagonismo “ordinistico” e lamentando un mancato coinvolgimento nella predisposizione della riforma, hanno sin da subito guardato con sospetto alla proposta “Vaglio”.

Il risultato è che Aiga, Anf, Movimento Forense e M.G.A. hanno annunciato il loro “no” a qualsiasi ipotesi di superamento dell’OUA. Una posizione minoritaria e bocciata dal congresso che le costringerà, immancabilmente, ad una seria riflessione sul proprio ruolo nella futura rappresentanza.

Ed infine chi sogghigna, ma non troppo, è il CNF di Mascherin. Il presidente, infatti, è stato inizialmente sostenitore della proposta “Paparo” (trasformata per motivi procedurali nella odierna mozione “Vaglio”) salvo successivamente, sostengono i ben informati, aver sperato nel naufragio – magari per pochi voti –  della riforma. Alla base di questa clamorosa marcia indietro ci sarebbe il protagonismo che in queste ultime settimane avrebbero assunto i sostenitori della mozione. Solo illazioni, è bene precisarlo, ma che svelano una grande verità: da domani il CNF di Mascherin, al di là delle norme regolamentari, dovrà fare i conti con una nuova maggioranza politica che vede in Greco, Vaglio, Vaccaro e Paparo i propri leader e trascinatori.

Il prossimo “incontro” tra Consiglio nazionale forense e ordini sarà l’elezione del futuro coordinatore dell’OCF: in quell’occasione si capirà di più sui futuri equilibri dell’avvocatura italiana.

Messo l’OUA in soffitta, da domani il Congresso ritornerà sui temi cari all’avvocatura di base. Previdenza, praticantato e giovane avvocatura saranno gli argomenti caldi che i delegati saranno chiamati ad affrontare.

Redazione

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