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Condorelli (No riforma Forense) a MasterLex: “Serve maggiore attenzione ai giovani”

Giuseppe Condorelli, lei fa parte del Comitato No riforma Forense. Come si spiega che a Rimini, durante il XXXIII Congresso Nazionale Forense, il delicato argomento dei praticanti e giovani avvocati non sia stato approfondito a dovere?

Il Comitato, di cui sono coordinatore, sta materialmente portando avanti una protesta sul territorio nazionale con altre associazioni contro il progetto di riforma della pratica forense. Avendo seguito questo Congresso tramite notizie, ritengo che le tematiche affrontate siano state mirate più a risolvere problemi interni e a livelli rappresentativi (ovviamente con le dovute eccezioni) che ad occuparsi del futuro dei giovani praticanti e studenti di oggi. Si è persa, a mio avviso, una importante occasione per migliorare seriamente il percorso di studi” .

Il Ministro ha promesso una legge sull’equo compenso. E’ già un’apertura o è troppo poco?
Sono dei buoni segnali e auspichiamo che il Ministro continui ad ascoltare, come ha dichiarato durante il Congresso, le associazioni. La strada da percorrere è però molta. Tali segnali, infatti, in mancanza del predetto dialogo col mondo associativo, di fatto, si traducono in timidi passi in avanti. Poiché urge affrontare, con interventi immediati e decisi la vera e propria situazione di forte crisi in cui versa l’avvocatura, con avvocati che si cancellano dagli albi e con giovani che non intraprendono più questa strada perché troppo dispendiosa e che non garantisce ormai un futuro. È necessario, infine ed in relazione a tale ultimo punto, oltre all’equo compenso, nell’ottica richiamata dal ministro e dai congressisti, anche un compenso (possibilmente equo ma soprattutto concreto) ai praticanti ed agli avvocati c.d. sans papier, che prestano la loro opera professionale negli studi legali, spesso secondo logiche di subordinazione, senza ricevere nulla in cambio. Ci risulta che a tale Congresso siano state anche proposte delle mozioni da parte delle associazioni, che abbiamo salutato con estremo favore e che sfortunatamente sono rimaste inascoltate, in relazione a tali scottanti argomenti. Tale perdurante stato di cose infatti origina una palese ed inaccettabile violazione del dettato costituzionale che per fin troppo tempo si è protratta. Il potere politico, in ossequio al diritto ed ai suoi principi fondamentali, costituzionalmente orientati, dovrebbe tutelare le parti più deboli di tali rapporti (repetita iuvant: subordinati) e procedere quanto prima anche in questa direzione. È necessario per tali e tante altre finalità quindi un vero e proprio confronto con il mondo associativo ma anche con i tanti studenti e praticanti che saranno interessati dai decreti previsti dalla L. 247/2012 e che, ad oggi, non hanno avuto alcuna parola in merito poiché non vi è, tra le altre cose, un organo che li rappresenta“.
I membri di “Praticante alza la testa” hanno inviato una lettera al Ministro Orlando nella quale criticano aspramente le modalità dell’esame di abilitazione. Come si spiega che un esame di abilitazione sia così difficile e complesso per dei ragazzi che, dopo 18 mesi di sacrificio, chiedono solo di poter esercitare la professione ?

Conosco e ringrazio i membri di Praticantealzalatesta, con cui ci teniamo costantemente in contatto. L’esame di abilitazione che oggi il candidato si appresta ad affrontare è il più difficile in Europa ma anche il più obsoleto. Il parere (su cui verte i 2/3 dell’esame) è un forma oramai vetusta e anacronistica che poco ha a che fare con una conoscenza maturata dall’esperienza pratica. Ciò è stato anche affermato da associazioni, professionisti e anche dall’Ordine degli avvocati di Firenze in un documento dove viene ampiamente contestata la riforma sulle modalità di esame. Infatti, il parere è uno scritto che occasionalmente capita durante la pratica in uno studio legale. Oltre a ciò chi si è ritrovato a fare pratica in uno studio di Civile dovrebbe affrontare un parere anche di Penale (e viceversa). Questo sistema prevedeva almeno l’uso dei codici commentati, unico conforto per il praticante, ma la L 247/2012 è già intervenuta a tal proposito, complicando ancor di più il quadro e prevedendo:  l’inammissibilità dei codici commentati in sede di esame (che sono sempre stati un punto di riferimento negli studi legali e nelle università), la sottrazione di un’ora per la redazione dello scritto (facendo scendere le ore da 7 a 6 ), l’aumento delle materie orali e la piena sufficienza per ogni scritto (non ritenendo ammissibile quindi un candidato che prenda 29 in un parere e 40 in un atto).  Ma non è solo la difficoltà in sé che preoccupa, quanto la problematica relativa alle correzioni, alle tempistiche lentissime, all’aggiunta a tutto questo di 18 mesi di corsi di formazione obbligatori e a pagamento semplicemente per accedere all’esame, oltre ai costanti dubbi sulla trasparenza. Numerose sono, infatti, le notizie degli scandali che riguardano gli esami di stato per diventare Avvocati, da compiti non corretti alla violazione dell’anonimato e, nonostante questo, ancora si mira a peggiorare questa situazione“.

State discutendo un progetto di controriforma da mesi. Ci sono passi in avanti?

“La nostra battaglia non si ferma ad una mera protesta ma mira ad avere un progetto vero e proprio che parta dal basso, da chi quella riforma la vivrà. Abbiamo, di recente, discusso con gli iscritti del Comitato alcune importanti proposte che vorremmo già sottoporre al Ministro, tra cui un diverso percorso universitario che punti a formare lo studente (come accade in molti Paesi Europei), una tipologia differente di esame, una forma di retribuzione per il praticante e l’assenza dell’obbligatorietà dei corsi di formazione per poter accedere alla pratica, cosa che sembra una follia!
La formazione e la selezione devono avvenire prima della laurea, non dopo e con la  previsione di una sorta di ulteriore percorso universitario (quasi come se l’università di giurisprudenza fosse un 5 anni più “2 di specialistica”)”.

Il nuovo organismo congressuale Forense vedrà insieme Ordini e associazioni. Crede che questo possa essere un utile strumento di interlocuzione con i vertici della Politica per agevolare il futuro dei giovani?

E’ difficile dare un parere all’indomani del Congresso ma auspichiamo che questo nuovo organismo sia sensibile alle tematiche delle nuove generazioni chiedendo già da subito un confronto costruttivo su tali temi“.

Redazione

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