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Avvocati in sciopero: l’M.G.A. in corteo con l’Usb per chiedere più attenzione per l’avvocatura di base

Avvocati, lavoratori autonomi e operai a braccetto per far valere i propri diritti. E sì, sono ben lontani i tempi in cui essere avvocato equivaleva a vivere nell’olimpo delle professioni liberali, lontani anni luce dal mondo del lavoro dipendente e salariato. Il   segno di questo cambio di passo lo ha voluto dare nei giorni scorsi l’associazione M.G.A., che venerdì pomeriggio ha aderito allo sciopero indetto da un sindacato tradizionalmente operaio come l’Usb ed ha invitato gli avvocati a chiudere simbolicamente lo studio per attirare l’attenzione sulle condizioni di lavoro con cui deve fare i conti l’avvocatura di base. «Ovviamente si tratta di un gesto simbolico, noi non abbiamo il potere di potere di proclamare l’astensione. Ed infatti tutti noi venerdì mattina siamo stati regolarmente in udienza», tiene a precisare Valentina Restaino, tesoriere dell’Mga «Da tempo è in corso un avvicinamento fra l’Usb e Mga che deriva dalla presa d’atto che è venuta meno una vera distinzione fra lavoro dipendente e lavoro autonomo: una delle categorie più sfruttate – spiega – è quella delle partite iva». Questo, infatti, il tema della tavola rotonda organizzata venerdì pomeriggio in piazza san Giovanni a Roma, che ha visto la partecipazione, oltre che di Mga e Usb, delle Clap (Camere del lavoro autonomo e precario) e del movimento #27F (la cosiddetta Coalizione 27 febbraio, che intende riunire il mondo del lavoro autonomo ed è costituito, fra gli altri, anche da avvocati, ingegneri, architetti, geometri, giornalisti).

14731093_10157761729960226_1426463009296044556_nE questa stessa formazione ieri ha preso parte ad un lungo corteo che da piazza San Giovanni è arrivato a Campo dei Fiori. «È arrivato il momento di far sentire tutti insieme la voce dei lavoratori autonomi. Come avvocati non siamo più la casta di privilegiati di un tempo e oggi [ieri, n.d.r.] abbiamo manifestato per richiamare l’attenzione su alcuni temi che devono essere messi in cima all’agenda politica: da una disciplina “seria” sull’equo compenso, alla tutela della malattia del professionista; dalla previdenza sociale, a forme di sostegno alla maternità e alla paternità», rivendicano per l’M.g.a. Valentina Restaino e Cosimo Matteucci. Oggi, proseguono, ci «troviamo a fare i conti con una una legge professionale congegnata in modo tale da sbarrare la strada alla giovane avvocatura e ai professionisti che non hanno alle loro spalle grosse strutture e magari lavora rappresentando una clientela debole». Sotto accusa un «sistema fiscale e previdenziale iniquo avallato dal Cnf, che pare concepito apposta per tagliare fuori dalla professione i più giovani e i meno ricchi. Per non parlare specializzazioni a pagamento, delle difese d’ufficio e gratuito patrocinio male e tardi pagati. Sono solo degli esempi di un sistema che per far vivere il privilegio di pochi si appoggia, fino ad ucciderli, sui molti costretti alla mera sussistenza».

Quello che all’Mga proprio non va giù è il nuovo sistema di rappresentanza venuto fuori dal Congresso nazionale di Rimini, che darebbe voce solo al mondo ordinistico, senza lasciare spazio al mondo dell’avvocatura medio-piccola. «Lo stesso ministro Orlando per discutere di temi di attualità di politica giudiziaria continua ad avere come unico riferimento il Cnf». Il riferimento è all’appuntamento fissato per domani fra il guardasigilli e Andrea Mascherin, sùbito dopo l’incontro con i magistrati dell’Anm. Il sospetto che viene adombrato è che le istanze dell’avvocatura trovino strumentalmente l’attenzione del ministero solo per reggere l’urto dell’ostilità delle toghe associate. Di qui – concludono gli avvocati Restaino e Matteucci – l’esigenza di trovare nuove sponde di interlocuzione politica che vedono nella collaborazione con i sindacati tradizionali un momento molto importante.

(Andrea Merlo)

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