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Se la nonna muore in un incidente stradale, il nipote può conseguire il risarcimento del danno

Se la nonna muore in un incidente stradale, il nipote può conseguire il risarcimento del danno.

La S.C. nella sentenza 20 ottobre 2016 , n. 21230 si è occupata della complicata questione del risarcimento iure proprio in favore dei nipoti dovuto al patimento subito dagli stessi per la morte della nonna in occasione di un sinistro stradale.G. F., P. A. e P. B. hanno proposto ricorso, avverso la sentenza di rigetto del gravame con cui era stata rigettata la domanda, dalle stesse proposta, di risarcimento dei danni loro determinati dal decesso della nonna, S. C., avvenuta a seguito di un sinistro stradale, allorché la S. C. si trovava, quale trasportata, a bordo dell’auto Fiat Punto condotta da suo marito, M. P., e assicurata dalla N. S.p.a., ora G. S.p.a..

Dalla richiesta si evince la forzatura dell’iter logico condotto dal relatore poichè la questione è stata più volte
affrontata dalle Sezioni della Corte che è ormai focalizzata su 3 aspetti fondamentali: la configurazione della famiglia
come “nucleo, la posizione dei nonni nell’ordinamento giuridico ed il necessario bilanciamento tra l’esigenza di
evitare la dilatazione ingiustificata del risarcimento del danno parentale da un lato e dall’altro la necessità di dar
rilievo ai diritti della persona nella formazione sociale.

L’orientamento tradizionale invero soleva ancorare il risarcimento del danno alla convivenza quale connotato minimo volto a provare la lesione del diritto costituzionalmente garantito dall’articolo 2 della Carta fondamentale,
dall’intangibilità della reciprocità di affetti e solidarietà che caratterizza la vita familiare “nucleare”.

Tale orientamento pertanto riteneva rilevante la presunzione della sofferenza a giustificazione del risarcimento, solo
per perdite di un congiunto rientrante nella sfera “nucleare” della famiglia, escludendo dunque la medesima
presunzione per i rapporti intercorrenti tra nonni e nipoti.
Ovvio che tale orientamento non poteva essere condivisibile poichè non puoò non dare rilievo ai rapporti effettivamente in essere tra le parti.
Ed è proprio quest’ultimo il profilo maggiormente criticabile.
Non sorprende che la Suprema Corte abbia adottato, in casi analoghi, pronunce di segno diametralmente opposto.

A fondamento di tale tesi possono ricondursi, a titolo esemplificativo, gli artt. 148, 336 e 348 c.c. che considerano
la figura del nonno come suppletiva rispetto alla figura del genitore in caso di mancanza o inattività dello stesso.
La S.C. nella sentenza in commento ritiene che il rapporto nonni-nipoti non possa essere svilito dal mero
elemento della coabitazione.

La Corte ripropone il caso del coniuge separato che, seppur cessato il rapporto di coabitazione, ha diritto al
risarcimento del danno non patrimoniale qualora dimostri la sussistenza di un vincolo affettivo particolarmente
intenso idoneo a provocare quella sofferenza morale posta a base della richiesta risarcitoria.
Sulla medesima scia si snoda la questione proposta come primo motivo di gravame delle ricorrenti: la Corte la risolve
affermando che i coniugi superstiti possono vedere accolta la richiesta di risarcimento del danno non patrimoniale
per la morte di un parente estraneo al nucleo familiare ristretto, solo ove gli stessi dimostrino con prove
documentali o testimoniali, l’effettiva sussistenza di un legame intimo ed in questo caso le prove sono state
considerate insufficienti.

Raffaella Lauricella

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