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Domani la “Prima giornata dell’orgoglio dell’appartenenza all’avvocatura”, intervista a Francesco Greco

Trasmettere alle nuove leve l’orgoglio di indossare la toga. Questo il senso della «Prima Giornata dell’Orgoglio dell’Appartenenza all’Avvocatura e dell’Accoglienza dei Giovani», l’incontro che il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Palermo ha organizzato, per domani alle ore 17,30, al Teatro Massimo di Palermo. Nel corso della manifestazione saranno premiati alcuni avvocati che hanno rivestito ruoli significativi nelle istituzioni e cinque giovani tirocinanti che hanno rappresentato l’Ordine Forense di Palermo alla fase finale del Torneo nazionale di Retorica Forense svoltosi a Livorno. All’evento partecipano il Presidente del Consiglio Nazionale Forense, Andrea Mascherin, e i Presidenti degli Ordini Forensi di Milano, Torino, Venezia, Genova, Perugia, Roma, Napoli, Bari, Lecce, Lamezia Terme, e di tutta la Sicilia.

Si tratta di un appuntamento «fortemente voluto dal nostro consiglio dell’ordine – spiega il presidente Francesco Greco a Masterlex – per accogliere al meglio i nostri ottocento praticanti che si accingono a sostenere gli esami di abilitazione. Vogliamo creare un canale di comunicazione diretto con loro per trasmettere i princìpi cardine della professione forense. Il nostro mondo si è molto evoluto negli ultimi anni. Mentre in passato il giovane che si avviava alla pratica aveva un rapporto diretto e molto intenso con il suo maestro che poi avrebbe costituito una vera e propria guida per lo svolgimento della professione, oggi questo riferimento è venuto meno. Ma ci sono alcuni capisaldi che non possono essere messi in discussione e iniziative come queste servono proprio a mettere a disposizione la nostra esperienza. Inoltre porteremo le testimonianze dirette di professionisti che si sono distinti per il loro impegno nelle istituzioni e nel sociale».

All’inizio del 2016 l’Associazione enti previdenziali privati (ADEPP) ha evidenziato che negli ultimi cinque anni gli avvocati hanno perso circa il 21% del loro reddito e sempre più avvocati preferiscono cancellarsi dall’albo. Solo l’anno scorso sono stati ottomila gli avvocati che hanno deciso di abbandonare la professione. I giovani che entrano oggi hanno la prospettiva di guadagnare più di 10.000 euro l’anno solo dopo i 32 anni ed è normale che oggi siano molto scoraggiati. Sotto questo profilo, qual è il messaggio che vorrà trasmettere?

Il decremento di reddito è stato ben superiore al 21%. Questo dato è falsato dal volume d’affari di alcuni grandi studi, ma i piccoli avvocati hanno subito un calo ben maggiore e se guardiamo ai giovani il dato è ben più sconfortante. Comprendo bene la loro difficoltà e proprio per questo sono importanti iniziative come quella di domani, per mostrare la vicinanza delle istituzioni forensi. Io trent’anni fa, quando ho cominciato, sapevo bene quali fossero i passi che dovevo affrontare per affermarmi e crescere professionalmente. Oggi non è più così. I cambiamenti che hanno interessato l’intera società costringono a ripensare anche l’impronta da dare alla professione di avvocato. L’unica ancora di salvezza è data dall’aggiornamento continuo, da una formazione sempre più accurata ed approfondita. L’impegno alla fine è sempre ricompensato. Senza però trascurare mai la deontologia professionale: non dobbiamo dimenticare che i nostri assistiti non ci affidano solo i loro affari, ma spesso in noi ripongono le loro speranze e ci affidano i loro sogni. Noi abbiamo il dovere di meritarci questa fiducia. Il nostro ordine si sta molto impegnando per far passare questo messaggio. Bisogna poi superare lo stereotipo per cui l’avvocato è quella persona a cui ci si rivolge quando si è un problema. È una visione molto riduttiva: l’avvocatura è una parte essenziale della società civile e può dare un grande contributo».

A proposito di prospettive per i giovani e della visione di società espressa dalla classe forense, non pensa che l’avvocatura sconti ancora un certo ritardo con riferimento alle tutele della maternità delle mamme-avvocato?

Guardi, sono cresciuto come figlio di una mamma avvocato e adesso sono marito di una mamma avvocato. Capisco benissimo il problema. Alle lavoratrici è generalmente riconosciuto il diritto ad un periodo di astensione dal lavoro durante la gravidanza e per la cura del bambino, ma questo non vale per gli avvocati. Bisogna trovare al più presto degli strumenti per rimediare a questa situazione. Dal canto mio, posso dire che mi impegnerò personalmente a “mettere in mora” la Cassa forense per affrontare la questione al più presto.

Domani sarà presente anche il presidente del Cnf, Andrea Mascherin. Cosa si aspetta da suo intervento?

Mascherin saprà certamente ascoltare i problemi sollevati insieme agli altri rappresentanti degli ordini presenti per ragionare insieme le sfide legate ai nuovo modi di svolgere la professione di avvocato. Lui ha certamente maturato una sua riflessione e domani ci confronteremo insieme.

(Amer)

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