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Abilitazione forense, i candidati chiedono “l’aiuto da casa”: lettera di una dottoressa amareggiata

Pubblichiamo integralmente la lettera giunta in redazione da una candidata all’esame di abilitazione forense. Pamela, questo il nome immaginario della ragazza, ci racconta la sua esperienza nella durissima tre giorni d’esame. Pamela ha presentato denuncia (con tanto di screen-shot allegati) alla Polizia Postale perché si è accorta che alcuni presunti candidati, durante l’orario delle prove, interagivano tramite il proprio smartphone analizzando le tracce su un noto sito Internet. Quella che leggete di seguito è mera cronaca di eventi che verranno analizzati dalle autorità competenti.

Sono una dottoressa al suo secondo tentativo. L’anno scorso, per la prima volta, come molti, mi accingevo ad affrontare l’esame d’abilitazione per la professione di avvocato. Mi sono seduta su uno di quei banchi piccoli e scomodi ed ho affrontato i tre giorni tanto temuti, gli stessi che nel bene o nel male, ti rimarranno impressi per tutta la vita. Ho atteso giugno tra speranze e paura: non ammessa.
Ho incamerato la “sconfitta” e ho cercato la grinta e le motivazioni per sedermi una seconda volta in Fiera.
Mi sono detta che questo esame non poteva essere davvero un ” terno al lotto” (come molti lo definiscono), mi sono detta che la Preparazione e la Meritocrazia sarebbero state premiate, prima o poi. Con questo spirito, con una consistente preparazione e forte senso di abnegazione, mi sono seduta il 13 Dicembre per affrontare le consuetudinarie tre prove. Tutto identico: fila alle 8 del mattino al freddo, riconoscimento, controllo codici, metal detector e rilevatori di frequenze radio ovunque. Mi sono detta:” Nessun furbetto di turno quest’anno potrà farla franca”. Si sono succeduti i soliti tre lunghi giorni, in cui l’unico conforto era il consiglio dell’amico di banco o quello del commissario più ” buono”. E come sempre, alla fine delle tre prove, si cerca conforto e conferme sui siti internet. Mi sono imbattuta nel sito mininterno e sullo stesso, per ogni prova, ho trovato lunghissime conversazioni che gli utenti delle Corti di Appello evidentemente non schermate a sufficienza, si erano scambiati durante i tre giorni dell’esame. In particolar modo mi sono soffermata su quelle svoltesi durante la terza prova. Ho letto possibili soluzioni, gente che scriveva di aver paura di essere intercettata dalla polizia postale, altri che discutevano sulle soluzioni proposte dai principali siti giuridici e mi sono sentita presa in giro. Ogni anno in quelle Fiere si raccolgono candidati capaci e preparati, candidati onesti che affrontano l’esame con le proprie forze e a giugno si vedono ” superati” dal furbetto di turno. Nessuna Corte d’Appello è esente da colpe, probabilmente questo esame resterà sempre un ” terno al lotto” per tutti i motivi su menzionati, ma se nessuno ha il coraggio di ” denunciare” simili accaduti, probabilmente un concreto miglioramento non lo avremo mai. Non so quali saranno le mie sorti quest’anno, ma sono convinta che questo sia un modo utile e incisivo per difendere la categoria di aspiranti avvocati che scrivono probabilmente in maniera imprecisa, con qualche errore dettato dall’ansia e dalla paura, ma pur sempre farina del loro sacco e del loro sogno : indossare la toga.

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