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Abuso d’ufficio al dirigente che si vendica del sottoposto

Abuso d’ufficio al dirigente che si vendica del sottoposto.

Commette abuso d’ufficio il dirigente che predispone una valutazione negativa delle prestazioni professionali del proprio dipendente al fine di bloccargli la progressione economica.

È quanto disposto dalla Corte di Cassazione con sentenza n. 20974/2061, in merito alla condotta del direttore generale di un Comune che, per ritorsione, aveva espresso un giudizio negativo del dipendente, funzionario dell’ufficio legale.

Abuso d’ufficio : dirigente sotto processo

Nello specifico, il dirigente, chiamato a rendere la valutazione qualitativa del proprio sottoposto, aveva qualificato come “sufficiente” e “senza variazioni di spicco” le sue  prestazioni . Il suo comportamento era stato qualificato   come “biasimevole” perché poco incline a rispettare gli orari di lavoro. Eppure il dipendente in questione aveva conseguito ottimi risultati professionali vincendo tutte le cause a lui affidate. Inoltre nella valutazione relativa all’ anno precedente aveva ricevuto un’ottima valutazione. L’unica intenzione dell’imputato era quella di colpire il dipendente, rallentandone la progressione economica. Lo  dimostrava  il fatto che il cambiamento di valutazione da un anno all’ altro non era stato accompagnato da iniziative disciplinari nei confronti del sottoposto.  I giudici rilevano, infatti che il rapporto di subordinazione gerarchica e il principio di buona amministrazione avrebbero dovuto condurre il dirigente ad attivare meccanismi finalizzati alla contestazione delle infrazioni disciplinari. Diversamente il dirigente si era limitato a far emergere profili di inefficienza   esclusivamente in sede di incentivazione economica.  Inoltre la male fede dell’imputato  sarebbe anche emersa dalla modifica della denominazione “ rapporti con la dirigenza” in “ rapporti con il dirigente”. Modifica  significativa di una forte conflittualità personale.

Abuso d’ufficio: analisi normativa

Nella condotta tenuta dal dirigente, la Corte di Cassazione individua  il reato di abuso d’ufficio   (art.323 c.p.)

Il danno ingiusto patito dal dipendente è da rinvenirsi nella impossibilità di accedere alla selezione per l’incremento economico. A ciò si aggiunge la perdita di prestigio e di decoro nei confronti dei propri colleghi.

Il dolo intenzionale tipico del delitto di abuso d’ufficio è ricavato dal comportamento dell’agente non  giustificato dal perseguimento di una finalità pubblicistica.

Sabrina Nista

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