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Accompagnamento, il focus della Cassazione sui requisiti per ottenere l’indennità

Con la sentenza n. 19545 del 30 settembre 2016, la Cassazione sezione Lavoro ha fatto chiarezza sui requisiti necessari che devono sussistere ed essere provati per ottenere la concessione dell’indennità di accompagnamento.

Accompagnamento, i requisiti necessari

La Suprema Corte precisa che, ai fini del riconoscimento dell’indennità di accompagnamento, l’art. 1 della Legge n. 18 del 1980, richiede la contestuale presenza di due elementi: il primo è la sussistenza di una situazione di invalidità totale, rilevante anche per la pensione di inabilità civile ai sensi dell’art. 12 della Legge n. 118 del 1971; il secondo requisito consiste, alternativamente, nell’impossibilità di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore oppure nell’incapacità di compiere gli atti quotidiani della vita con necessità di assistenza continua.

La Corte ribadisce che ambedue i requisiti sono essenziali ai fini del riconoscimento del sussidio, precisando che il concetto di impossibilità nella deambulazione o, in alternativa, nel compimento degli atti quotidiani è concetto ben diverso dalla semplice difficoltà di deambulazione o di compimento di atti della vita quotidiana con difficoltà ma senza impossibilità.

Un’interpretazione rigorosa dei requisiti costitutivi del diritto all’indennità che rende impossibile configurare un automatico diritto all’accompagnamento pur in presenza della riconosciuta invalidità totale se questa non è accompagnata altresì dalla prova della situazione di impossibilità in cui versa la persona.

La Corte interviene anche a specificare altri due elementi, a mitigare la rigorosità del concetto di impossibilità.

In primo luogo, viene affermato che la capacità del malato di compiere gli elementari atti giornalieri va intesa non solo in senso fisico, ossia come mera idoneità ad eseguirli materialmente, ma anche come capacità di intenderne il significato, la portata e l’importanza, anche ai fini della salvaguardia della propria condizione psico-fisica.

In secondo luogo, si specifica che l’impossibilità di compiere gli atti della vita quotidiana va valutata in senso qualitativo e non quantitativo, nel senso che anche l’incapacità di compiere un solo genere di atti può, per la rilevanza di questi ultimi e per la possibile incidenza sullo stato di salute e sulla dignità della persona, attestare la necessità di una effettiva assistenza giornaliera.

Con questa pronuncia, dunque, la Cassazione sezione Lavoro da un lato richiede il necessario accertamento di una condizione di impossibilità per il beneficiario dell’indennità ma, al contempo, adotta un’interpretazione ampia di tale concetto di impossibilità.

Martina Scarabotta

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