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Acquisto TV, vale il diritto alla privacy

Acquisto TV, vale il diritto alla privacy
Acquistare una TV, non autorizza la RAI e l’agenzia delle Entrate ad usufruire dei dati personali degli acquirenti. Diritto alla privacy: cosa c’è da sapere in merito. Per il diritto alla privacy non si possono raccogliere i dati personali di chi acquista apparecchi radiotelevisivi.

I rivenditori di apparecchi radiotelevisivi, sino a qualche tempo fa, raccoglievano i dati di chi acquistava una tv. Facevano compilare agli acquirenti informative e documenti restituiti alla RAI e forniti all’Agenzia delle Entrate. Adesso, con una recente sentenza della Corte di Cassazione, in seguito alla riforma del canone RAI, i negozianti hanno il divieto di ledere la privacy. Dunque chi acquista una nuova tv non è tenuto a fornire dati personali.

Acquisto TV, la posizione del Garante

Il Garante della Protezione dei dati personali, dopo avere avviato un’indagine in merito, comunicava l’esigenza di interrompere la raccolta dei dati sia all’Agenzia delle Entrate, che alla RAI. La prima titolare del trattamento dei dati e la seconda responsabile del trattamento dei dati, avevano stipulato delle convenzioni. Tali convenzioni tra RAI e Agenzia delle Entrate degli anni 1998, 1999 e 2001, secondo una legge del 1998, non sono atti normativi anche se vengono configurati come decreti ministeriali.

acquisto tvLa raccolta dati, ritenuta illegittima dall’Ufficio del Garante, si basa sulla constatazione che non ci sono più i presupposti normativi per acquisire dati personali in quanto, già nel 1994, è stato soppresso il registro di carico e scarico di apparecchi e materiali radioelettrici.

Acquisto TV, la sentenza della Cassazione

Agenzia delle Entrate e la RAI per il rispetto della privacy non possono raccogliere e trattare i dati personali di chi acquista apparecchi radiotelevisivi. Lo stabilisce la sentenza n. 11140 del  30 maggio 2016, la Corte di Cassazione, sez. I Civile 

Dietro opposizione sia della RAI che dell’Ufficio delle Entrate, la Corte di Cassazione ha stabilito che il provvedimento assunto dal Garante rientra tra i compiti per cui è autorizzato ad operare, quindi legittimo.

 

I negozianti troppo zelanti dovranno, dunque, evitare di dare il loro contributo alla lotta all’evasione del canone di abbonamento al servizio pubblico. Per tutti va ricordato che la privacy è un diritto del cittadino e come tale va tutelato.

Selene Grimaudo

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