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Addio a Ciampi, uomo delle istituzioni

All’età di 95 anni si è spento Carlo Azeglio Ciampi, decimo Presidente della Repubblica Italiana, dal 18 maggio 1999 al 15 maggio 2006, e tra gli ultimi grandi esponenti vicini al Partito d’Azione negli anni della Resistenza antifascista.

Nato a Livorno nel 1920 da madre pisana e, proprio a Pisa, alla scuola Normale Superiore, aveva conseguito la laurea in Lettere prima e in Giurispudenza poi. In seguito è stato governatore della Banca d’Italia dal 1979 al 1993 ed attore di una grande carriera politica che lo ha portato, oltre che a ricevere numerosi incarichi ministeriali, anche a ricoprire la carica di Capo dello Stato.
Nel 1993, fu il primo Presidente del Consiglio della storia della Repubblica italiana a non provenire dal Parlamento, in quanto il difficilissimo periodo post-“tangentopoli” e lo scoppio del “Caso Sindona” avevano portato ad una perdita totale di fiducia da parte dei cittadini nella credibilità delle istitutuzioni. Ciampi seppe esprimere il volto migliore di un’Italia ferita, ma con grande voglia di riscattarsi.  E lo ha fatto all’insegna della trasparenza e dell’affidabilità.
Politico dallo spirito pacato e dalle idee progressiste, non aveva mai mancato di esprimersi sulle problematiche interne ed estere: dal tacciare l’Italia come un “Paese in deficit di autostima” fino a lanciare l’idea – la rivelata chimera – di una Costituzione Europea proponendola come “un impianto di nuove regole per il Vecchio Continente senza cancellare le nostre amate patrie, le identità e le autonomie”.
Forte era stata anche la sua presa di posizione all’indomani del Referendum Costituzionale del 2006 dove aveva affermato: “L’ho già detto pubblicamente, e non ho mai avuto dubbi: andrò a votare al referendum, perché sono un cittadino italiano. E voterò “no”, per difendere la nostra Costituzione, che è bella, è viva e più attuale che mai”.
Parole che ai più risuonano di una attualità disarmante e che perpetuano il pensiero di chi le ha espresse nelle menti e nell’opera politica di chi sa coglierlo.
Carlo Azeglio Ciampi è stato l’esempio di come le idee condite dall’umiltà possano farsi strada nei palazzi più prestigiosi e possano essere l’esempio di una politica che guarda a domani senza per tale trascurare le proprie radici ed il proprio presente.
A lui il nostro sentito ricordo nelle parole di Marzio Breda del Corriere della Sera: “Al primo impatto non sapevi come giudicarlo. Perché era così sorvegliato, freddo e perfino spigoloso, poco incline a concedersi gesti impulsivi e tesi magari a conquistare la scena, come facevano alcuni suoi predecessori con il bacio alla bandiera o qualche lacrima esibita nei momenti di lutto nazionale? Quel suo modo di stare in pubblico dipendeva da un «ego» un po’ troppo importante, cresciuto in parallelo con la sua esperienza di tecnocrate d’alto rango che l’aveva portato alla guida di Bankitalia? Oppure il suo distacco e l’introversione erano soprattutto un fatto caratteriale, frutto di una timidezza congenita? Erano queste le domande che mi posi quando cominciai a seguire Carlo Azeglio Ciampi al Quirinale, dopo essermi già occupato di Cossiga e Scalfaro.”

Francesco Donnici

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