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Affidamento condiviso degli animali nella convivenza more uxorio

Tribunale di Roma: in caso di cessazione della convivenza more uxorio, gli animali domestici devono essere affidati ad entrambi i loro “genitori umani”.

Può esistere un diritto alla bigenitorialità quando si parla di animali domestici? Per il Tribunale di Roma si… e senza alcun dubbio!

Ciò è stato stabilito nella sentenza n. 119826/2016 che in assenza di una norma che disciplini tale materia, ha previsto per la prima volta l’affidamento condiviso degli animali domestici in caso di separazione dei loro genitori umani.

spotIL CASO. La vicenda ha come protagonista “Spilla” una cagnolina che, a seguito della separazione dei suoi genitori a due zampe, stava vivendo il trauma che ogni figlio vive in questi casi.

Spilla era stata registrata all’anagrafe canina a nome della sua mamma e aveva vissuto sotto lo stesso tetto con i suoi genitori per 3 anni al termine dei quali i due avevano deciso di lasciarsi. Da lì era nato un vero e proprio calvario per la povera cucciola: stare con la mamma o stare con il papà? E se decideva di stare con la mamma ma gli mancava il papà?

Spilla non aveva molta voce in capitolo: era stata registrata a nome della mamma e quindi doveva stare prevalentemente con lei anche se il papà andava a trovarlo tutti i giorni.

Un giorno, però, le cose non erano andate come di consueto: il papà era andato a trovarla e, con la scusa di portarla un week end nella sua casa di campagna, non l’aveva più riportata dalla madre impedendole anche di vederla. Da lì la la madre aveva citato in giudizio l’ex compagno per ottenere nuovamente Spilla e il risarcimento del danno subito.

Il padre si era giustificato davanti al G.O.T investito del giudizio sostenendo che era anche suo diritto vedere Spilla alla quale era molto affezionato e sottolineando che la cagnolina godeva di ottima salute giacché lui non le aveva mai fatto mancare nulla.

La causa era stata istruita con l’audizione dei testimoni e dei veterinari (che avevano avuto in cura Spilla) i quali avevano confermato che entrambi i genitori erano molto legati alla cagnolina e che non le avevano mai fatto mancare nulla. Nel corso del processo Spilla aveva sempre vissuto col padre e non aveva più visto la madre.

Per il Tribunale, quindi, si è trattato di decidere un caso senza avere una legge di riferimento: in Italia, infatti, ad oggi, non ci sono leggi che disciplinano l’affidamento degli animali domestici in caso di cessazione di convivenza more uxorio.

264LA DECISIONE. In assenza di un riferimento chiaro ed esplicito, il G.O.T ha esteso la disciplina prevista per l’affidamento dei figli minorenni agli animali domestici.

Il provvedimento adottato muove da un assunto preliminare: «è indubbio che il cane si sia affezionato ad entrambe le parti (ex compagni), che le abbia identificate entrambe come suoi “padroni” e si sia abituato, per circa tre anni, a vivere a periodi alterni, con uno solo di loro, in abitazioni e luoghi diversi, condividendo abitudini di vita diverse».

Premesso ciò, il giudice onorario di Roma ha ritenuto che l’affidamento condiviso «sia applicabile anche se le parti non erano sposate» poiché la proposta di legge giacente «estende la competenza del tribunale a decidere dell’affido dell’animale anche alla cessazione della convivenza more uxorio».

Ciò che più rileva, infatti,  è che «dal punto di vista del cane, che è l’unico che conta ai fini della tutela del suo interesse, non ha assolutamente alcuna importanza che le parti siano state sposate o meno: il suo legame ed il suo affetto per entrambe prescinde assolutamente dal regime giuridico che le legava».

Sulla base di ciò, il Tribunale ha condannato il padre per aver impedito alla madre di poter vedere il suo figlioccio peloso e ha inaugurato l’iter dell’affidamento condiviso degli animali domestici anche in caso di cessazione della convivenza more uxorio.

Ah…per chi se lo stesse domandando, la dolce  Spilla è stata affidata ad entrambi i suoi genitori umani: vivrà 6 mesi con il papà e 6 mesi con la mamma«con facoltà per la parte che nei sei mesi non lo avrà con sé, di vederlo e tenerlo due giorni la settimana, anche continuativi, notte compresa»

E a noi resta solo da condividere un pensiero in questo caso:

“Il cane è quella cosa a metà strada tra un angelo ed un bambino”

(cit. Antonio De Curtis in arte Totò)

Rosa d’Aniello

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