Shopping Cart

Affido condiviso: il trasferimento del genitore collocatario fa perdere i figli?

La Cassazione torna a tutelare la libertà del genitore collocatario a cambiare città: il trasferimento non cambia necessariamente i termini dell’affido condiviso, in quanto il figlio va affidato a chi risiede nel luogo in grado di soddisfare maggiormente le sue esigenze.

La disciplina dell’affido condiviso è finalizzata a tutelare principalmente gli interessi dei figli, preservandoli da eventuali traumi in quel contesto, spesso conflittuale, che è quello della separazione dei genitori.
Con la sentenza del 14.09.2016 n. 18087 la Cassazione ha voluto precisare che il trasferimento del genitore collocatario – in questo caso la madre dei minori –in un’altra città, per ragioni lavorative, non può per ciò solo pregiudicare il suo ruolo nelle dinamiche stabilite dal regime di affidamento.

In proposito, è interessante notare come la pronuncia in esame valorizzi il criterio in base al quale la madre è stata scelta quale genitore con il quale i figli vivranno prevalentemente il loro periodo scolastico, e prescolastico, criterio che non può essere annientato dal trasferimento della stessa per lavoro.
Piuttosto, secondo la Corte, dovrà considerarsi l’ipotesi di un mutamento delle condizioni previste nell’affidamento congiunto soltanto quando la donna non possieda le necessarie capacità genitoriali ed educative.

Ebbene, nel caso in esame, alla madre, divenuta magistrato, è stata assegnata una sede territorialmente distante dalla città nella quale viveva stabilmente con i figli minori, ed il trasferimento nella detta sede non è altro che l’espressione di un diritto fondamentale costituzionalmente garantito.
L’unica valutazione che spetta al giudice, lungi dal sindacare il merito del trasferimento del genitore collocatario – che rimane libero di scegliere la sua residenza di vita – è quella di valutare quali sono, in concreto, le esigenze dei minori, e dunque quale scelta sia più funzionale al soddisfacimento delle stesse.
In questo caso, poi, la Cassazione, analizzando attentamente il rapporto dei minori con i genitori e le condizioni degli ex coniugi, ha voluto valorizzare il criterio della c.d. maternal preference, lasciando alla madre il ruolo di genitore collocatario.

affido condiviso trasferimento altra città genitore collocatario
affido condiviso trasferimento altra città genitore collocatario

Affido condiviso, i precedenti giurisprudenziali in tema di trasferimento del genitore collocatario in un’altra città

Bisogna ammettere che la giurisprudenza oscilla sul tema, anche se ultimamente prevale la scelta contenuta nella sentenza in commento.
Il riferimento è, in particolare, ad un precedente arresto con il quale la stessa Corte, nella medesima prospettiva, aveva statuito che la scelta dei coniugi separati di stabilire la loro residenza, anche nell’ipotesi in cui rivestano il ruolo di genitori collocatari dei figli minori, rimane una scelta insindacabile.
E tuttavia, in forza del principio generale che vede la disciplina dell’affidamento condiviso ruotare esclusivamente attorno all’interesse dei figli, quando il genitore collocatario decide di allontanare la propria residenza da quella dell’altro genitore, il giudice sarà tenuto a valutare se sia più funzionale al preminente interesse della prole il collocamento presso l’uno o l’altro dei genitori, per quanto ciò incida negativamente ed inevitabilmente sulla quotidianità dei rapporti con il genitore non collocatario.
Non sono mancate, invero, delle pronunce che hanno dato maggior peso alla portata del principio di bigenitorialità ed alla necessità per i figli minori di non crescere distanti dal genitore non collocatario, sul presupposto della prevalenza dell’interesse del minore a godere dell’apporto di entrambe le figure genitoriali, che può risultare pregiudicato dall’allontanamento territoriale – Suprema Corte, sentenza 18 settembre 2014 n. 19694-.
Nella stessa prospettiva è opportuno ricordare quanto statuito dal Tribunale dei minorenni dell’Emilia Romagna nel 2007, spesso oggetto di richiamo in altre pronunce di merito. Mettendo in risalto il superiore interesse del minore, si è rilevato come questo possa limitare – se non escludere – il diritto di ciascun genitore a fissare liberamente la propria residenza, determinando così la rinuncia del genitore a trasferire la residenza.
Il Tribunale non ha esitato ad affermare che il prioritario e superiore interesse del minore alla bigenitorialità pone un rilevante limite al diritto costituzionale di fissare la propria residenza in qualunque parte del territorio nazionale, o ancor di più all’estero. E qualora il cambio di residenza implichi un mutamento delle modalità di affidamento, è rimessa al giudice la facoltà di assumere le più confacenti determinazioni – anche di carattere patrimoniale –, ma soprattutto la valutazione di eventuale contrasto tra l’intenzione di trasferimento manifestata (o unilateralmente attuata) dal genitore collocatario e l’interesse del minore.
Pertanto, pur non costituendo, di per sé, la lontananza tra le abitazioni dei genitori un fattore ostativo alla conservazione del regime di affidamento condiviso, compito del giudice è, in ogni caso, procedere ad un contemperamento tra due diritti costituzionalmente garantiti, ed ugualmente degni di tutela: quello del minore alla bigenitorialità e quello del genitore a trasferirsi in città o Stato diversi da quelli in cui si è svolta la vita familiare.

Virginia Dentici

Ultimi articoli

Agi Sicilia “Una panoramica sulle novità del diritto del lavoro”
Agi Sicilia – Il capitalismo geograficamente mobile
Divorzio congiunto: e se un coniuge revoca il consenso?
Testimoni di Geova e privacy all’attenzione della Corte di giustizia UE

Formazione Professionale per Avvocati
P.Iva: 07003550824

Privacy Policy | Cookie Policy

Partner