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Affitti. Il canone ” in nero” dev’essere restituito all’inquilino

Affitti. Nullo il patto che prevede il pagamento di una quota ” in nero”

Giro di vite della Cassazione sugli affitti “in nero”. La corte ha infatti stabilito che, nei contratti di locazione ad uso abitativo, il canone deve corrispondere esclusivamente alla somma indicata nel contratto regolarmente registrato, ed è nulla ogni eventuale pattuizione con cui l’inquilino si obblighi a pagare una quota “in nero” al locatore.

Nullo canone locazione nero non registrato
Affitti. Nullo canone locazione nero non registrato

Affitti “in nero”. La quota non dovuta dev’essere restituita all’inquilino.

La terza sezione civile della Corte di Cassazione, con sentenza n. 7634 del 18 aprile 2016, ha condannato il locatore alla restituzione di quanto indebitamente percepito dal conduttore di un immobile, in virtù di un accordo successivo che prevedeva il pagamento di una quota di canone ulteriore, non previstanel contratto registrato.

Affitti “in nero”. Valido solo quanto previsto nel contratto registrato

La Corte, nel confermare il principio recentemente espresso dalle Sezioni Unite con la pronuncia S.U. n.18213/2015, ha affermato che il patto fittizio teso a determinare un canone superiore rispetto a quello dichiarato nel contratto registrato al fine di occultarne l’eccedenza al fisco è riconducibile alla fattispecie della simulazione contrattuale tendente a sostituire il prezzo apparente con il canone realmente pattuito.
Questo meccanismo, tuttavia, contrasta con l’art. 13 della l.n. 431/1998, norma imperativa, che sanziona con la nullità proprio l’illegittima sostituzione del canone riportato nell’originario contratto, con un altro più elevato.

Affitti “in nero”. Non è ammessa la registrazione tardiva

La predetta nullità non può essere sanata neppure da una registrazione tardiva del successivo contratto.
Secondo la Corte di legittimità, alla suddetta nullità consegue, logicamente, una perdurante validità tra le parti della convenzione originaria, e la possibilità per il conduttore di richiedere nei confronti del locatore, la ripetizione di quanto indebitamente corrisposto a titolo di canone maggiore, rispetto a quanto dovuto in forza dell’unico contratto censito presso l’Agenzia delle Entrate. Tempi duri, dunque, per i locatori che vogliono fare i “furbi”.

Maria Rita Toscano

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