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Agius scrive al Presidente del COA di Trento: parole ambigue, solidarietà al collega palermitano

Non accenna a placarsi la polemica che si è scatenata a partire dall’incredibile frase pronunciata dal giudice trentino per zittire l’avvocato palermitano Stefano Giordano, «Avvocato, lei taccia, perché qua siamo in un posto civile, non siamo a Palermo» . Dopo le reazioni del Consiglio dell’ordine di Palermo, delle Camere penali, dei togati del CSM oggi interviene anche il presidente dell’Associazione Giuristi Siciliani, l’avvocato Francesco Leone, che scrive al presidente dell’Ordine di Trento, contestandogli di aver assunto una posizione «ambigua» e poco chiara.

Il presidente dell’ordine trentino, in effetti,  ha liquidato le frasi razziste pronunciate dal dottor Ancona in modo piuttosto accomodante: «quanto accaduto, per come appreso, è un episodio infelice che, ritengo, possa essere stato l’esito di tensioni quali quelle che a volte le udienze penali possono generare; interessa un magistrato del quale, peraltro, il Foro ha sempre riconosciuto la grande preparazione e la dedizione al lavoro».

Una minimizzazione inaccettabile, per l’Associazione dei giuristi siciliani. Derubricare l’aggressione subita dall’avvocato Stefano Giordano, in quanto palermitano, a «episodio infelice» per l’avvocato Francesco Leone suona quasi offensivo. Per di più se si considera che questa frase è stata pronunciata da una figura che, per definizione dovrebbe essere imparziale. Nessuno sconto, dunque, al giudice Ancona da parte dell’Associazione Giuristi Siciliani, che anzi rivendica con orgoglio di aver espresso «le più importanti figure che la storia giudiziaria del nostro Paese ricordi». Personalità delle quali – rincara il presidente di Agius al presidente dell’ordine di Trento – « anche lei, nonostante la differente latitudine, dovrebbe andar fiero».

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