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AIGA, “La giustizia delle cancellerie non è quella delle aule parlamentari”. ANF, “Si riconosca il ruolo degli avvocati”

Nel giorno dell’inaugurazione dell’anno giudiziario presso le Corti d’appello, le associazioni forensi non rinunciano a far sentire la propria voce.

«La giustizia che viviamo noi nelle cancellerie e nelle aule dei Tribunali non è quella di cui si discute nelle aule parlamentari». È l’accusa di Alessandro Rossi, esponente dell’Associazione italiana giovani avvocati, alla cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario presso l’Aula Magna della Corte di Appello di Palermo. Rossi ha puntato il dito contro «alcuni dei problemi che affliggono il “Sistema Giustizia”» rilevando, «come i tentativi di intervento legislativo non abbiano colto nel segno». Nei prossimi mesi – promette infine il rappresentante dei giovani avvocati – AIGA «continuerà a farsi portavoce delle istanze di tutti i colleghi affinché le Istituzioni, forensi e non, ascoltino la loro voce».

Anche l’ANF si mostra critica e, per bocca del suo segretario, Luigi Pansini, chiede un maggiore coinvolgimento dell’avvocatura nelle scelte che riguardano il mondo della giustizia. «I cittadini – aggiunge il segretario dell’Associazione nazionale forense intervenuto oggi all’inaugurazione dell’anno giudiziario al Palazzo di Giustizia di Bari – devono sapere che in un futuro assai vicino le controversie saranno definite non necessariamente da un giudice e in luoghi anche diversi dalle aule dei tribunali. Per questo occorre una riflessione profonda che veda coinvolti tutti i soggetti della giurisdizione, la politica, le istituzioni anche economiche, e che muova dall’individuazione delle priorità da perseguire, di un migliore collegamento tra diritti tutelabili e differenti circuiti di giurisdizione, di modelli realmente alternativi da offrire al cittadino, alla società civile e alle imprese». L’avvocatura, rincara Pansini, rifiuta «la compressione della giurisdizione pubblica come atto di fede in cambio del riconoscimento di misure ibride dal breve respiro, prive di prospettiva e di una visione a lungo termine per le giovani generazioni, che nulla hanno a che fare con il necessario ammodernamento della professione, ma pretende sul tema un confronto alla pari assicurando contributi ed idee e rifuggendo pregiudizi e tentennamenti».

Non si tratta di un’attività «lobbistica dell’avvocatura o del tentativo di alcuni di ledere o minacciare l’indipendenza della magistratura, ma di offrire al legislatore, alla politica e ai cittadini un’idea di giurisdizione e di giustizia pensata, discussa e realizzata insieme», conclude Pansini.

(Amer)

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