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Alterazione registro presenze: si rischia il licenziamento

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Legittimo il licenziamento del dipendente che altera il registro presenze dichiarando falsamente di essere in servizio.

Tempi duri per i furbetti del registro presenze: le false dichiarazioni o alterazioni possono condurre al licenziamento del dipendente.

Anche la Corte di Cassazione, con la sentenza 17259/2016, ha ribadito tale possibilità .

Il caso.

La vicenda riguardava il caso di un dipendente scolastico che aveva dichiarato di essere in servizio, tramite falsa registrazione sul registro presenze informatico, in una data in cui l’Istituto Scolastico era risultato essere chiuso.

La Corte rigettando il ricorso del dipendente, ha evidenziato la legittimità del licenziamento evidenziando come, ai sensi del D.Lgs. n. 265 del 2011, art. 55 quater lett. a), tra i casi in cui si applica la sanzione disciplinare del licenziamento rientra anche quello della “falsa attestazione della presenza in servizio, mediante l’alterazione dei sistemi di rilevamento della presenza o con altre modalità fraudolente, ovvero giustificazione dell’assenza dal servizio mediante una certificazione medica falsa o che attesta falsamente uno stato di malattia assenza priva di valida giustificazione per un numero di giorni, anche non continuativi, superiore a tre nell’arco di un biennio“.

Il comportamento del lavoratore dovrà essere valutato sia nel suo contenuto oggettivo, considerando cioè la natura e la qualità del rapporto, il vincolo che esso comporta ed il grado di affidamento richiesto dalle mansioni espletate, sia nella sua portata soggettiva, avuto riguardo delle particolari circostanze e condizioni in cui è stata posta in essere la condotta, dei modi, dei suoi effetti e dell’intensità dell’elemento psicologico dell’agente (Cass. 1977/2016, 1351/2016,

12059/2015 25608/2014) .

Nel caso in esame, la Corte ha ribadito l’assoluta proporzionalità tra la condotta addebitata e la sanzione espulsiva sulla base di una compiuta e analitica valutazione della fattispecie concreta e ciò tanto nella sua entità oggettiva (la falsa attestazione della presenza in servizio) come in quella soggettiva (il dipendente attraverso la falsa registrazione, nel sistema informatico, aveva mirato a

far risultare la sua presenza in servizio e la condotta posta in essere aveva raggiunto lo scopo di ottenere la retribuzione di una giornata di lavoro non prestato).

Linea dura, dunque, contro i furbetti !

Domenica Maria Formica

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