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Amatrice-Charlie Hebdo, dalla polemica online alla denuncia per diffamazione

Non accenna a placarsi la polemica sulle vignette di Charlie Hebdo in occasione del terribile terremoto che il 24 agosto scorso ha devastato i comuni di Amatrice e di Accumoli.

Il settimanale francese è purtroppo divenuto noto alle cronache dopo l’attentato che aveva subito il 27 gennaio 2015 presso la sua sede a Parigi, cui era seguita una massiccia campagna mediatica a sostegno della libertà d’espressione satirica (#jesuisCharlie).

Le vignette sul terremoto di Amatrice

Dopo il terremoto di qualche settimana fa, però, ha suscitato un’ondata di indignazione la pubblicazione su Charlie Hebdo di alcune vignette che ritraevano vittime del terremoto coperte di sangue, sepolte dai muri delle costruzioni crollate, e paragonate a pietanze che rappresentano lo stereotipo dell’Italia nell’immaginario degli stranieri: penne al pomodoro, penne gratinate, lasagne.

Le immagini hanno in breve tempo fatto il giro del web, accendendo nuovamente il dibattito sul rapporto fra libertà di espressione, diritto di satira e rispetto della vita umana: molte voci si sono sollevate contro le vignette, ritenendole prive di buon gusto e fortemente offensive nei confronti delle vittime di una tragedia che conta 290 morti e centinaia di migliaia di euro di danni.

Amatrice: la denucia per diffamazione aggravata

Oltre alla rabbia del mondo virtuale e alla generale presa di distanza da parte degli esponenti del mondo delle istituzioni, intervengono ora anche le autorità locali.

La città di Amatrice, infatti, ha deciso di denunciare per diffamazione aggravata il settimanale francese. È di ieri la notizia che l’avvocato del Comune Mario Cicchetti ha depositato una querela presso il Tribunale di Rieti.

Il reato che potrebbe profilarsi sarebbe quello di diffamazione, nella forma aggravata in quanto delitto posto in essere mediante l’uso della stampa, disciplinato dal nostro codice  penale all’articolo 595 e posto a tutela della reputazione dell’individuo.

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Il bilanciamento tra diffamazione e diritto di satira

In questi casi le problematiche sono sempre le stesse: fin dove può spingersi lecitamente la satira?

La questione, per simili ipotesi, riguarda il bilanciamento con la causa di giustificazione dell’ “esercizio di un diritto”, prevista all’articolo 51 del codice penale, e che si applica anche al diritto di cronaca giornalistica, di critica e di satira permettendo – a certe condizioni – di evitare condanne penali.

Il nostro ordinamento tutela la libertà di espressione sia a livello legislativo che costituzionale (art. 21 Cost.). La giurisprudenza in merito ha sancito come ogni contenuto giornalistico debba rispettare i criteri di verità della notizia, continenza (cioè correttezza di quanto riportato) e pertinenza (ovvero dev’essere di interesse per l’opinione pubblica).

Nel caso della satira, però, i limiti sono meno definiti e possono essere più ampi, in quanto è lo stesso tenore dei contenuti della satira ad essere diverso.

Rispetto ad una notizia di cronaca, infatti, la satira è per natura graffiante, paradossale, provocatoria. Se quindi il criterio della verità non può applicarsi rigidamente, resta però fermo quello della continenza, non potendosi ritenere giustificate affermazioni o contenuti puramente offensivi o lesivi della dignità della persona.

Anche la giurisprudenza sovranazionale è spesso intervenuta in merito, e la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha specificato come, in ogni caso, i diritti di cronaca, critica e satira vadano sempre messi in relazione coi corrispettivi principi di libertà di espressione e manifestazione del pensiero, nel rispetto pertanto dei limiti di verità, continenza e pertinenza.

Finora gran parte dell’opinione pubblica sembra ritenere che in questa occasione tali limiti siano stati superati.

Sarà quindi un tribunale, adesso, a dover chiarire, ancora una volta, quali contenuti siano satiricamente legali e quali no.

Intanto, arriva la risposta del Direttore di Charlie Hebdo, intervistato da France Inter: “In tutte queste vignette c’è la morte e la morte è un tabù, qualche volta bisogna provare a trasgredirlo. Abbiamo fatto in passato vignette sul terremoto ad Haiti e nessuno ha protestato, nessun italiano ha protestato. Quando vediamo sui social network la dimensione che ha preso questo caso sembra di essere in un ospedale psichiatrico a cielo aperto, in una cretinosfera“.

Chiara Pezza

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