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Anatocismo bancario, in vigore dal 1 ottobre le nuove regole

In vigore dal 1 ottobre 2016 le nuove norme attuative dell’art. 120 comma 2 del T.U.B. (Testo Unico Bancario) emanate dal Comitato Interministeriale per il Credito ed il Risparmio (CICR) con la delibera n. 343 del 3 agosto 2016, in materia di anatocismo bancario.

La nuova normativa, operante per tutti gli intermediari finanziari a far data dal 1 ottobre 2016, va sostanzialmente A riportare in vita il fenomeno dell’anatocismo bancario, fino ad oggi vietato.

Anatocismo bancario, l’evoluzione del fenomeno

Il fenomeno dell’anatocismo bancario, in estrema sintesi, è quella pratica per cui gli interessi a debito del correntista vengono liquidati dalle banche con frequenza trimestrale, mentre gli interessi a credito sono liquidati con cadenza annuale, dandosi così luogo a un fenomeno di calcolo di interessi su interessi, favorevole per banche ed intermediari finanziari a scapito di consumatori e correntisti.

Nel nostro ordinamento vi è una norma, l’art. 1283 del codice civile, che prevede il divieto dell’anatocismo, bancario e non, ma nonostante ciò il fenomeno, a lungo avallato dalla giurisprudenza, è stato praticato dai vari intermediari finanziari, nonostante le proteste dei movimenti a tutela dei consumatori e degli utenti bancari.

Recentemente, una linea dura adottata dalla giurisprudenza di legittimità e dal legislatore, aveva definitivamente vietato il fenomeno muovendosi su una linea di tutela per i risparmiatori.

Così, con la Legge di Stabilità 2014 è stata sancita l’inderogabilità dell’art. 1283 c.c. che vieta di applicare interessi su interessi e dunque è stato definitivamente vietato il fenomeno in questione. Inoltre, un’importante sentenza della Suprema Corte, la sentenza n. 9127/2015 sancisce la illegittimità della capitalizzazione annuale degli interessi, a prescindere dall’arco temporale in relazione al quale viene effettuata tale capitalizzazione.

Il nuovo art. 120 T.U.B., modificato con la L. 49/2016, attribuisce al CICR il potere di dettare le modalità e i criteri per la produzione di interessi nelle operazioni poste in essere nell’esercizio dell’attività bancaria, demandando a quest’ultima istituzione il difficile compito di pronunciarsi sulla legittimità o meno della prassi bancaria dell’anatocismo.

Anatocismo bancario, le novità introdotte dal CICR in vigore dal 1 ottobre 2016

Con le nuove norme adottate dal CICR nella primavera 2016 ed in vigore dal 1 ottobre, torna in scena il fenomeno dell’anatocismo bancario, a lungo praticato nella prassi bancaria e oggetto di numerosi interventi normativi e giurisprudenziali.

La nuova regolamentazione si applica a tutte le operazioni di raccolta del risparmio e di esercizio del credito fra intermediari finanziari e clienti ed oggetto della disciplina è la regolazione degli interessi corrispettivi, ossia remunerativi del capitale,rimandando invece estranei da tale ambito di applicazione gli interessi moratori dotati di diversa funzione risarcitoria, per i quali restano valide le disposizioni del codice civile. Interessati sono dunque finanziamenti, mutui, scoperti e aperture di credito.

In base alla nuova normativa, al 31 dicembre di ogni anno verranno conteggiati gli interessi passivi maturati su un prestito o un mutuo offrendosi al debitore due alternative: o dovrà corrispondere quegli interessi entro 60 giorni, oppure ne autorizzerà l’addebito sul proprio conto corrente. In questo secondo caso gli interessi si aggiungeranno al capitale e scatterà appunto l’anatocismo per cui alla scadenza del termine massimo di 60 giorni (primo marzo successivo) cominceranno a maturare gli interessi sugli interessi.

Con questa nuova normativa, sostanzialmente viene reintrodotto in maniera velata l’anatocismo bancario a lungo scoraggiato il cui divieto è comunque stato in vari modi aggirato.

Ciò ha suscitato le polemiche dell’Adusbef che ha affermato: “Le banche ringraziano il Pd e la maggioranza di governo che ha resuscitato l’anatocismo bancario vietato dal 1° gennaio 2014, essendo grate due volte al Cicr ed alla Banca d’Italia, che non ha messo bocca”.

Martina Scarabotta

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