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L’ANF si confronta con la Commissione Ue: “Puntare su nuovi modelli organizzativi, anche per i giudici”

«I continui interventi normativi non sono l’unica strada per migliorare il funzionamento della giustizia civile in Italia: occorre puntare su nuovi modelli di organizzazione del lavoro nei tribunali che riguardino anche la magistratura perché l’emergenza riguarda solo le cause che pendono da più di tre anni». È la presa di posizione del segretario di ANF Luigi Pansini confrontatosi con il co-coordinatore del monitoraggio delle riforme della giustizia della Commissione Europea Aristotelis Gavriliadis che oggi a Roma ha voluto incontrare l’Associazione Nazionale Forense per poter discutere il punto di vista degli avvocati sulle recenti riforme della giustizia. Tuttavia, a nome dell’Asscociazione nazionale Forense Pansini tiene a precisare che non intende «sminuire lo sforzo e i progressi fatti dall’Italia nel campo dell’amministrazione della giustizia».

«I metodi alternativi di risoluzione delle controversie – aggiunge – vanno ancora metabolizzati e rappresentano una nuova idea di risposta alla domanda di giustizia e non uno strumento paraprocessuale per smaltire l’arretrato occorre ripensare la natura e gli importi del contributo unificato; la digitalizzazione dei procedimenti giudiziari non è ancora del tutto compiuta e va ora affermata anche nel penale e nei giudizi dinanzi ai tribunali amministrativi, anche se la riforma della magistratura onoraria, con l’ampliamento delle competenze nel civile e nel penale, sembra vanificare gli ottimi risultati del pct in settori oggi devoluti ai nuovi magistrati onorari. Infine, incomprensibile è la nuova disciplina della legge Pinto che finisce col penalizzare il diritto del cittadino rispetto ai tempi della giustizia. Il provvedimento, poi, della Corte Europea per i diritti umani del 25 febbraio scorso e l’ordinanza di rimessione alla Costituzionale da parte del TAR Liguria di qualche giorno sembrano confermare tutti i dubbi circa la legittimità delle nuove norme introdotte con la legge di stabilità dello scorso anno».

Il segretario dell’Anf auspica inoltre che «il funzionamento del sistema giudiziario italiano migliori nella funzionalità, e contestualmente migliori, senza ricorrere a slogan ingannevoli, la sua esatta reale percezione da parte dei cittadini, delle imprese e dell’intera comunità europea, che devono poter contare su un sistema efficiente, comprensibile ed equo».

(Amer)

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