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Animali domestici: sono condomini a tutti gli effetti

Sono ancora loro, i nostri amici a quattro zampe, i protagonisti dell’ordinanza emessa dal Tribunale di Cagliari il 22 luglio 2016: un provvedimento che rappresenta l’ennesima vittoria sul fronte della tutela degli animali.

condominiosempliceLa vicenda, infatti, trae origine da un condomino, proprietario di un cane, che ha chiesto l’annullamento dell’art. 7 del regolamento condominiale che imponeva il divieto di avere animali domestici all’interno degli appartamenti del condominio.

Secondo la ricostruzione offerta dal ricorrente, l’art. 16 della Legge n. 220/2012 ha modificato l’art. 1138, ultimo comma, c.c. e, conseguentemente, la nuova lettura, alla luce anche dell’art. 155 disp. att. c.c., vieta ai condomini di impedire l’accesso degli animali domestici negli appartamenti del condominio. Tale versione, però, come è facilmente immaginabile, è stata fortemente respinta dal Condominio il quale chiedeva, in via riconvenzionale, di non far uscire il cane al di fuori dell’appartamento nell’interesse della tutela dei condomini stessi.

La questione ha offerto lo spunto al Giudice investito del caso, per fare chiarezza sulle modifiche apportate dalla Legge n. 220/2012.

La legge sopra citata, fortemente auspicata dalla lega anti-vivisezione (LAV), ha stabilito il principio enucleato nell’art. 1138 c.c., ultimo comma, c.c. secondo il quale «le norme del regolamento non possono vietare di possedere o detenere animali domestici». La disposizione così espressa, però, sollevava non pochi dubbi ed interrogativi: a quale regolamento si riferisce? Al solo regolamento condominiale? Si presta ad un’interpretazione di tipo estensivo? Tutti questi dubbi sono stati fugati con un ragionamento logico che non lascia spazio a diverse interpretazioni.

Nel provvedimento adottato, il Giudice muove da una considerazione preliminare: siccome la norma presenta una terminologia generica, non si può limitare la portata del precetto dell’art 1138 c.c. al solo regolamento assembleare; non è possibile, quindi, preferire arbitrariamente un’interpretazione restrittiva piuttosto che quella estensiva: bisogna valutare, in relazione alle diverse fonti a disposizione, quale interpretazione sia preferibile.

Il secondo passo, quindi, è stato quello di citare l’art. 155 disp. att. c.c. secondo il quale «cessano di avere effetto le disposizioni del regolamento di condominio che siano richiamate nell’ultimo comma dell’articolo 1138 del Codice». Tale articolo, combinato con il precedente, porta ad una interpretazione estensiva, ragion per cui il termine “regolamento” deve essere inteso come ogni regolamento di natura contrattuale (sia quello deliberato all’unanimità che quello predisposto dal costruttore dello stabile condominiale).

Conseguenza diretta di ciò è che l’art. 7 del regolamento del condominio (votato prima dell’entrata in vigore della Legge) è affetto da nullità sopravvenuta e, pertanto, legittima il condomino, proprietario del cane, a chiederne l’annullamento.

Per quanto riguarda invece la domanda riconvenzionale proposta dal Condominio, il Giudice ha negato la possibilità di obbligare zampa animaleil proprietario del cane a tenerlo rinchiuso nell’appartamento; tale obbligo potrebbe essere imposto “soltanto quando si presenti la lesione e non anche in via del tutto precauzionale“. Insomma, verrebbe da dire, giustamente, che non possono essere dati gli arresti domiciliari agli animali senza che questi abbiano commesso dei reati!

A prescindere da questa considerazione, l’ordinanza in esame ci pone nuovamente innanzi al conflitto che affligge ogni giorno i Condomini: da un lato chi non riesce a separarsi dai suoi amici a quattro zampe, dall’altro chi si dimostra sempre più restio alla presenza di animali nelle unità abitative. E’ la perenne lotta tra il bene e il male, tra la fedele amicizia e la solitudine,tra la compagnia e il silenzio che, puntualmente, vede sul carro dei vincitori gli animali: colpevoli solo, troppo spesso, di esser cresciuti in un luogo inappropriato, con padroni irresponsabili e con abitudini sbagliate. Ma non è questo il caso, per fortuna!

Rosa d’Aniello 

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