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Annullamento dell’inquadramento illegittimo: quale motivazione?

L’annullamento di un inquadramento illegittimo in via di autotutela, derivante da una norma annullata successivamente dal giudice amministrativo, ma oggetto di un ulteriore contrattazione sindacale, «esige di una specifica e puntuale valutazione dell’interesse pubblico attuale e concreto all’annullamento dell’atto».

Di conseguenza, non è sufficiente corredare un provvedimento amministrativo da una motivazione che si limiti a richiamare l’interesse pubblico all’attribuzione della giusta posizione di status al dipendente pubblico e alla rimozione del suo danno economico che non si esauriscono nella mera esigenza di ripristinare la legalità violata, ma che devono dar conto dei caratteri di attualità e concretezza di detto interesse in relazione a tutti gli altri interessi coinvolti nell’annullamento.

Il T.A.R. Lazio annulla un provvedimento illegittimo

Il T.A.R. Lazio annulla un inquadramento illegittimo: questo è quanto stato affermato di recente dal T.A.R. Lazio – Roma, con la sentenza n. 10328 del 14 ottobre 2016 del 14 ottobre 2016.

Giova considerare che l’annullamento d’ufficio di un atto amministrativo è provvedimento discrezionale.

Esso consegue a valutazioni che non si limitano alla sola constatazione della difformità dell’atto rispetto alla norma che costituisce il parametro di riferimento.

Al fine di esercitare correttamente il potere di annullamento d’ufficio con effetti ex tunc occorrono alcuni presupposti necessari.

Essi consistono: «nell’illegittimità originaria del provvedimento, nell’interesse pubblico concreto ed attuale alla sua rimozione diverso dal mero ripristino della legalità, e nell’assenza di posizioni consolidate in capo ai destinatari».

Il consolidamento di eventuali interessi privati e la sopravvenienza di circostanze nel corso del tempo, possono indurre a far ritenere più conveniente per l’interesse pubblico il mantenimento della consolidata situazione di fatto.

Nel caso di specie, gli emolumenti erogati in relazione alle funzioni corrispondenti al livello di inquadramento sono da considerare quali controprestazioni delle mansioni effettivamente svolte legittimamente.

Per tale motivo, essi sarebbero spettati comunque fino all’annullamento dell’inquadramento.

L’orientamento del giudice amministrativo

Orientamenti giurisprudenziali in tema di annullamento d’ufficio e oneri motivazionali
L’orientamento del Giudice amministrativo è nel senso che l’interesse pubblico all’annullamento d’ufficio dell’illegittimo inquadramento di un pubblico dipendente è in re ipsa (cfr. Cons. Stato, III, n. 5481/2012 e VI, n. 1550/2009).

In particolare, esso non richiede specifica motivazione, in quanto l’atto oggetto di autotutela produce un danno per la P.A. consistente nell’esborso di denaro pubblico senza titolo, con vantaggio ingiustificato per il dipendente.

Quindi l’annullamento di un inquadramento illegittimo in via di autotutela, derivante da una norma annullata successivamente dal giudice amministrativo, ma oggetto di un ulteriore contrattazione sindacale, richiede qualcosa in più.

Di conseguenza, non è sufficiente corredare un provvedimento amministrativo da una motivazione che si limiti a richiamare l’interesse pubblico all’attribuzione della giusta posizione di status al dipendente pubblico e alla rimozione del suo danno economico.

Tali elementi non si esauriscono nella mera esigenza di ripristinare la legalità violata.

Al contrario, essi devono dar conto dei caratteri di attualità e concretezza di tale interesse in relazione a tutti gli altri interessi coinvolti nell’annullamento.

Iacopo Correa

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