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Antiriciclaggio: le sanzioni amministrative irrogate dalla Banca d’Italia hanno carattere penale?

In materia di antiriciclaggio, alle sanzioni amministrative irrogate per la violazione del Testo Unico Bancario (TUB) non sembra possibile attribuire carattere penale, pertanto non si pone un problema di compatibilità del procedimento sanzionatorio ivi previsto con le garanzie assicurate ai procedimenti penali dall’art. 6 della Convenzione per i diritti dell’uomo.

Antiriciclaggio e sanzioni irrogate al collegio sindacale: il caso

I membri del Collegio sindacale della BNL s.p.a. agivano in opposizione contro la delibera con cui la Banca d’Italia comminava agli stessi, una sanzione economica, per le carenze nei controlli sul governo della funzione antiriciclaggio. La competente Corte d’Appello di Roma, rigettava l’opposizione con decreto; proponevano ricorso per Cassazione i componenti il Collegio sindacale, deducendo l’illegittimità del decreto impugnato, la violazione sulle norme del procedimento amministrativo, l’omesso rispetto del principio del contraddittorio, nonché la violazione del diritto di difesa, con specifico riferimento all’art. 6 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali. I ricorrenti arricchivano i motivi di ricorso con memoria depositata ex art. 378 c.p.c., a seguito della pronuncia del 04/03/2014 della Corte Europea dei Diritti Umani sul caso Grande Stevens ed altri c./ Italia.
In particolare, sulla scorta della pronuncia rassegnata dalla Corte di Strasburgo, concernente le sanzioni irrogate dalla Consob ai sensi del Testo Unico Finanziario (TUF) in un caso di “manipolazione del mercato”, i ricorrenti chiedevano il riconoscimento del carattere sostanzialmente penale delle sanzioni pecuniarie disposte dal TUB, con conseguente applicazione delle garanzie previste dall’art. 6 della Convenzione Europea.

Antiriciclaggio e sanzioni: le distinzioni operate dai Giudici di legittimità

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Con la sentenza n. 19219/2016 la seconda Sezione Civile della Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso proposto dai sindaci, e ha negato l’estensione delle conclusioni a cui era pervenuta la Corte Europea alle sanzioni irrogate dalla Banca d’Italia, ai sensi dell’art. 144 TUB.
Segnatamente, la Consulta stante la diversa portata della sanzione applicabile alle fattispecie a confronto, ha rilevato che le sanzioni irrogate dalla Consob ai sensi del TUF hanno carattere penale sia per l’elevata entità della somma prevista, che per la previsione di pene accessorie e della confisca, circostanze, invero, non riscontrabili nell’art. 144 TUB (testo vigente all’epoca dei fatti). Pertanto, le sanzioni inflitte dalla Banca d’Italia per tipologia, severità ed idoneità ad incidere sulla sfera patrimoniale dei destinatari non sono riconducibili ai criteri descritti nella sentenza Grande Stevens.

Sanzioni aventi carattere penale: il confronto tra la fase amministrativa e giurisdizionale al cospetto dell’art. 6 CEDU

In ogni caso, i Giudici di Piazza Cavour, prendendo le mosse da un’altra recente pronuncia (Cass. Civ. n. 4725/2016) hanno precisato che, anche a voler sostenere il carattere penale delle sanzioni amministrative (alla stregua dei criteri del caso Grande Stevens), la violazione dell’art. 6 CEDU è da scartare quando il provvedimento sanzionatorio, una volta conclusa la fase amministrativa, sia impugnabile dinnanzi ad un giudice terzo ed imparziale, dotato di giurisdizione piena a conoscere dell’oggetto della controversia e che garantisce il rispetto del pieno contraddittorio, come previsto per le delibere della Banca d’Italia, impugnabili davanti alla Corte d’Appello di Roma.

Maria Rita Toscano

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