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Appello incidentale tardivo: quando è ammissibile?

L’appello incidentale tardivo è ammissibile, a tutela della reale utilità della parte, tutte le volte che l’impugnazione principale metta comunque in discussione l’assetto di interessi derivante dalla sentenza alla quale il litisconsorte abbia prestato acquiescenza. 

Soventemente si sente parlare di appello incidentale tardivo e ci si interroga sulla sua ammissibilità.

Un dilemma che affligge anche i cultori del diritto e che, nel corso degli anni, ha dato luogo a varie interpretazioni.

La funzione dell’appello incidentale è quella di integrare il contraddittorio nel giudizio d’appello; si vuole consentire all’appellante incidentale di sottoporre al giudice una tesi alternativa sullo stesso tema oggetto di controllo a seguito dell’appello principale.

Appello incidentale: il termine per la proposizione e il potere di impugnazione della sentenza

L’appello incidentale, così come previsto dall’art. 333 c.p.c., si propone, a pena di decadenza, nella comparsa di risposta, all’atto della costituzione in cancelleria ai sensi dell’articolo 166 c.p.c..

Al pari di quanto è previsto per il primo grado, la parte appellata ha l’onere di proporre appello incidentale a pena di decadenza nella comparsa di risposta, tempestivamente depositata in cancelleria.

L’atto contenente l’appello incidentale, quindi, non deve essere notificato alla controparte, tranne nel caso in cui questa sia rimasta contumace, ai sensi dell’art. 292 del c.p.c..

Ma a chi è concesso il potere di impugnazione della sentenza?

Tale potere spetta al soccombente: pertanto, anche l’appello incidentale presuppone la soccombenza reale.

Se l’interesse a proporre l’impugnazione incidentale sorge dalla impugnazione proposta da altra parte che non sia l’appellante principale, tale appello si propone nella prima udienza successiva alla proposizione dell’impugnazione stessa.

Suddetto interesse, infatti, potrebbe scaturire pure in virtù della proposizione di un altro appello incidentale: in questo caso, il termine per la proposizione dell’appello sarà dato dalla prima udienza successiva alla impugnazione incidentale.

Appello incidentale tardivo: le diverse tesi della giurisprudenza

Le parti, contro le quali è stata proposta impugnazione e quelle chiamate ad integrare il contraddittorio (a norma dell’articolo 331 c.p.c.), possono proporre impugnazione incidentale anche quando per esse è decorso il termine o hanno fatto acquiescenza alla sentenza.

Tale fattispecie, così come anticipato in premessa, ha generato numerose discussioni sia per quel che concerne i limiti oggettivi sia quelli soggettivi.

Originariamente,  circa i limiti oggettivi, l’orientamento era che l’impugnazione incidentale tardiva fosse ammissibile limitatamente al capo impugnato in via principale o, comunque, solo in relazione ad un capo ad esso connesso o dipendente.

Da ultimo, invece, la Corte di Cassazione ha stabilito che l’impugnazione incidentale tardiva può essere pacificamente proposta avverso qualunque capo della sentenza, anche se non connesso all’impugnazione principale.

Diatriba giuridica sorta anche per quanto riguarda i limiti soggettivi.

All’orientamento che affermava l’esperibilità dell’impugnazione incidentale tardiva solo contro chi avesse proposto impugnazione principale (e non anche contro le altre parti), si è contrapposto, di recente, la tesi secondo cui l’impugnazione può essere proposta anche avverso le parti chiamate ad integrare il contraddittorio.

Ancora; se l’impugnazione principale è dichiarata inammissibile, la impugnazione incidentale perde ogni efficacia.

Ciò per sottolineare la stretta connessione intercorrente tra l’impugnazione principale e quella incidentale.

In altre parole, l’inammissibilità della prima si ripercuote sulla seconda.

Tuttavia, la tesi della giurisprudenza maggioritaria è che la norma varrebbe solo per le impugnazioni incidentali tardive e non per quelle tempestive (quelle, cioè, la cui notifica sia avvenuta nel rispetto dei termini ordinari).

Appello incidentale tardivo e sua ammissibilità: la recente pronuncia della Suprema Corte

Di recente, la Suprema Corte, con la sentenza n. 21304/2016, ha dipanato ogni dubbio circa l’ammissibilità dell’appello incidentale tardivo.

La Corte di Cassazione, sulla base del principio dell’interesse all’impugnazione, ha chiarito che l’appello incidentale tardivo è sempre ammissibile, a tutela della reale utilità della parte, tutte le volte che l’impugnazione principale metta comunque in discussione l’assetto di interessi derivante dalla sentenza alla quale il litisconsorte abbia prestato acquiescenza.

L’appello incidentale tardivo, ai sensi dell’art. 334 c.p.c., rimane ammissibile in quanto il suddetto interesse sorge dall’appello principale, il quale, se accolto, comporterebbe una modifica dell’assetto delle situazioni giuridiche originariamente accettate dal litisconsorte.

Ciò anche quando l’appello incidentale riveste le forme dell’impugnazione adesiva indirizzata contro la parte investita dell’impugnazione principale ed anche se fondata sugli stessi motivi fatti valere dall’appellante principale.

Tra l’altro, nel caso sottoposto alla Suprema Corte, si evince che dal litisconsorzio necessario (determinato, nella specie, dal nesso tra domanda di manleva e domanda principale) deriva che l’impugnazione proposta da una parte impedisce il passaggio in giudicato della sentenza sui punti comuni alle altre parti poste nella stessa posizione processuale.

Da ciò si deduce che il gravarne incidentale tardivo è ammissibile anche se proposto contro una parte della sentenza diversa da quella aggredita nell’impugnazione principale e su un capo diverso da quello oggetto dell’impugnazione medesima.

Antonello Mango

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