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Aspirante finanziere: il comportamento dev’essere irreprensibile!

Guai per chi aspira ad indossare una divisa, ma ha alle spalle un passato poco adamantino!

Pugno duro del Consiglio di Stato che torna ad occuparsi di provvedimenti di esclusione dai concorsi relativi alle forze armate con la sentenza n. 4602/2016 pubblicata il 3 novembre 2016.

Il caso

La vicenda prende le mosse dall’esclusione di un giovane candidato dal concorso per il reclutamento di 750 allievi finanzieri nel Corpo della Guardia di Finanza. Il provvedimento era stato adottato dall’amministrazione in quanto, l’aspirante finanziere, era stato sorpreso dai Carabinieri in possesso di sostanza stupefacente di tipo hashish e, successivamente, nonostante l’invito del Prefetto a non fare più uso di droghe, era stato fermato dalla Guardia di Finanza in possesso di gr. 1,00 di marijuana.
Il giovane deduceva l’illegittimità del provvedimento di esclusione ed il T.A.R. accoglieva l’istanza di sospensione del provvedimento di esclusione dal concorso proposta dal ricorrente. Successivamente, però, il Consiglio di Stato, riformava la pronuncia ritenendo che i pregressi episodi di consumo di sostanze stupefacenti, seppur episodici, fossero senz’altro elemento rilevante e pregiudicante ai fini dell’incensurabilità della condotta.
Il T.A.R., accoglieva il ricorso proposto dall’uomo ritenendo che il provvedimento di esclusione impugnato non fosse assistito “da idonea ed esauriente motivazione”. Avverso la sentenza proponeva appello il Ministero delle Economia e Finanze. La decisione sul caso veniva, pertanto, rimessa al Consiglio di Stato.

La decisione

Il Consiglio di Stato ha accolto l’appello del Ministero, ribadendo che “il provvedimento di esclusione di un candidato da un concorso per l’accesso ad una delle Forze di Polizia, determinato dal consumo personale di droga, sia pure consistente anche in un unico episodio accertato e per droghe non considerate “pesanti”, risulta, per un verso, congruamente motivato con riferimento all’episodio stesso e al suo evidente conflitto con i compiti che un appartenente alle Forze di Polizia è chiamato a svolgere; per altro verso, tale provvedimento non risulta affetto da eccesso di potere per illogicità o irragionevolezza, tenuto conto della natura dell’episodio in relazione alla delicatezza e specificità delle funzioni che si aspira a svolgere per il tramite del superamento del concorso, delicatezza e specificità certamente superiori rispetto ad altre pur importanti funzioni pubbliche (cfr. Cons. Stato, Sez. IV, 29 ottobre 2011, n. 5411 e 9 luglio 2012, n. 4048).
Nel caso di specie, gli episodi accertati di assunzione di droghe e di possesso di sostanza stupefacente da parte dell’uomo, secondo la ricostruzione operata dal Consiglio di Stato, provavano un uso almeno saltuario della droga, sicuramente suscettibile di essere apprezzato negativamente alla luce degli specifici compiti istituzionali della Guardia di finanza.

La non episodicità della condotta, inoltre, rendeva impossibile, in sede di reclutamento, una prognosi di non ripetibilità dell’episodio, considerate anche le oggettive difficoltà per l’Amministrazione di accertare i comportamenti tenuti, nella vita privata e non, dall’aspirante.
Sotto altro profilo, i Giudici rilevano che <<l’uso di sostanze stupefacenti comporta necessariamente il contatto con il mondo della criminalità, che dallo spaccio di dette sostanze si alimenta con conoscenze di persone che la Guardia di Finanza, nel perseguimento dei propri compiti istituzionali, deve contrastare e assicurare alla giustizia e ciò spiega il rigore con cui non si ammette l’accesso nelle forze di polizia di coloro i quali hanno fatto “uso anche saltuario o occasionale di sostanze psicoattive (droghe naturali/sintetiche) ed abuso di alcol attuali e pregressi”>>.
Per indossare la divisa necessario, dunque, il possesso delle idonee ed opportune qualità morali e di condotta.

Domenica Maria Formica

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