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Assegno di mantenimento: tutela economica del coniuge debole

Assegno di mantenimento: tutela economica del coniuge debole.

Nodo centrale delle coppie che scoppiano è il riconoscimento del diritto all’assegno di mantenimento al coniuge “debole”  e la quantificazione del suo ammontare.

Assegno di mantenimento: fonte normativa

L’istituto dell’assegno di mantenimento è disciplinato dall’articolo 156 del codice civile, a mente del quale “il giudice, pronunciando la separazione, stabilisce, a vantaggio del coniuge a cui la stessa non sia addebitabile, il diritto di ricevere dall’altro quanto è necessario al suo mantenimento qualora egli non abbia adeguati redditi propri”.

La ratio della disposizione è comunemente individuata nella tutela del coniuge più debole e nell’obbligo del coniuge economicamente più forte di assicurare, laddove consentito dai suoi redditi, la conservazione del medesimo tenore di vita goduto prima della separazione.

Assegno di mantenimento: criteri di determinazione

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Quali sono i criteri e parametri che il giudice deve tenere conto ai fini della determinazione dell’assegno di mantenimento?

Il giudice, al fine di determinare un corretto importo dell’assegno di mantenimento per il coniuge, deve tener conto  dei redditi derivanti dall’attività lavorativa del richiedente,  delle proprietà immobiliari nonché di eventuali investimenti e cespiti.
Altro elemento importante per la quantificazione dell’assegno è la capacità lavorativa  da parte del coniuge richiedente. Il giudice, infatti, deve valutare se costui sia nella concreta possibilità di svolgere una attività lavorativa retribuita, considerando diversi fattori, quali l’età, l’esperienza lavorativa, la situazione di salute, il tempo intercorso dall’ultima prestazione di lavoro.
Deve, altresì, accertare il tenore di vita dei coniugi, goduto nel corso del matrimonio, e verificare se i mezzi economici a disposizione del coniuge richiedente gli consentano di conservare detto tenore, indipendentemente dalla percezione o meno dell’assegno di mantenimento.

Assegno di mantenimento e capacità lavorativa del coniuge richiedente

Proprio considerando l’effettiva possibilità di svolgimento di un’attività lavorativa retribuita da parte del coniuge richiedente, la Corte di Cassazione con ordinanza n. 18542 del 2016, ha negato la riduzione dell’assegno di mantenimento in favore della moglie, ricercatrice e commercialista.

Nel caso specifico-rileva la Corte-in assenza di prova contraria , l’impiego della capacità lavorativa della moglie, limitata all’attività di ricercatrice, ha costituito oggetto di une scelta condivisa e finalizzata a limitare il tempo dedicato al lavoro e a non svolgere l’impegnativa e ulteriore attività di commercialista per non sottrarre ulteriore tempo alla vita familiare in assenza di una impellente necessità di acquisizione di ulteriori redditi oltre a quelli già percepiti dai coniugi dallo svolgimento dell’attività di ricercatrice e di rappresentante e agente commerciale.

La Corte, in sostanza, ritiene che la capacità lavorativa del coniuge richiedente deve essere apprezzata dal giudice in termini concreti e non meramente astratti e ipotetici.

L’attività di ricercatrice universitaria  della moglie è fonte di redditi significativamente  inferiori a quelli del marito.

Incontestato  è, poi, che la moglie non abbia mai svolto, sebbene abilitata, l ’attività professionale di commercialista. Non può negarsi- sottolinea la Corte- la difficoltà ad intraprendere ora tale attività.

L’attitudine del coniuge al lavoro assume rilievo solo se venga riscontrata in termini di effettiva possibilità di svolgimento di un’attività lavorativa retribuita e non già di mere valutazioni astratte ed ipotetiche.

L’astratta capacità lavorativa (in concreto non esercitata) e l’astratta possibilità di avere un reddito (possibilità non concreta) – secondo giurisprudenza consolidata della Suprema Corte-non sono elementi che eliminano il diritto al mantenimento, posto che il diritto al mantenimento del coniuge debole non è legato all’incapacità lavorativa  ma è legato all’esigenza di conservare un tenore di vita vicino a quello che godeva durante il matrimonio.

Sabrina Nista

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