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Associazione mafiosa, misure di prevenzione per chi fa gli interessi della Cosca

Associazione mafiosa, misure di prevenzione per chi fa gli interessi della Cosca.

Cassazione Penale, sezione sesta, sentenza n. 43357/2016

Quando si parla di misure di prevenzione si deve fare necessariamente riferimento al concetto di associato, di appartenenza, di mafia. L’applicazione di un tale tipo di misura, infatti, non può prescindere dalla indicazione di elementi specifici di pericolosità del proposto né, tanto meno, della consorteria di cui faccia parte. E’ quanto ha affermato, con la sentenza in commento, la Corte di Cassazione.

Ciò significa che, ai fini dell’adozione di una misura di prevenzione, sia essa personale che patrimoniale è necessaria una previa valutazione della posizione del soggetto, che deve consistere in una concreta situazione di appartenenza alla “cosca”. Tale circostanza è cosa diversa dal concetto di semplice partecipazione o di concorso esterno, dato che è definita da ogni comportamento che sia funzionale agli interessi della consorteria.

La condotta dell’appartenente, in sostanza, valutata secondo i parametri della cultura mafiosa, deve essere concretamente idonea a “riaffermare, consolidare, irrobustire, rendere più facilmente raggiungibili gli interessi della struttura criminale mafiosa alla quale si appartiene e alla quale si assicurano risorse, servizi, utilità”.

Associazione mafiosa
Associazione mafiosa

Quando l’associato è anche imprenditore

Quale migliore e più calzante ipotesi ricade in tale concetto se non quella dell’associato che è anche imprenditore?

In tali casi, infatti, alla condotta di ausilio e “messa a disposizione”, funzionale alla realizzazione degli interessi del sodalizio si contrappone, evidentemente, un vantaggio per lo stesso. Si realizza, cioè, una sorta di rapporto di scambio che gli consente, nel proprio settore, attraverso “l’aiuto” dell’associazione, di imporsi sul territorio in una posizione dominante rispetto agli altri concorrenti. Tale comportamento, consistente nel “fare favori” per potere lavorare serenamente con la propria impresa in un determinato contesto e mercato, è coessenziale, dice la Corte, alla nozione di appartenenza, così come delineata dalla giurisprudenza.

Non influisce, peraltro, un’eventuale assoluzione per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, dato che la nozione di appartenenza rilevante ai fini dell’applicazione di una misura di prevenzione è completamente differente e deve tenere conto dell’ambito oggettivo, in termini funzionali, come sopra individuato.

Laura Piras

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