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Atti del CNF, Consiglio di Stato: sono decisioni di imprese

Atti del CNF, Consiglio di Stato: sono decisioni di imprese

Il Consiglio di Stato, inoltre, stabilisce che il diritto della concorrenza prevale sulla deontologia forense

Gli avvocati possono sfruttare le potenzialità della rete senza incorrere in violazioni del codice deontologico: è quanto stabilito dal Consiglio di Stato con la sentenza n. 1164/2016.

La questione era sorta allorché l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) comminava al Consiglio Nazionale Forense (CNF) una sanzione per la violazione dell’art. 101 TFUE, nello specifico per l’esistenza di criteri limitativi della concorrenza.

Il parere n. 48/2012 e la circolare n. 22/2006 circoscrivevano l’autonomia dei professionisti circa la determinazione del loro comportamento economico sul mercato.

Il CNF, in particolare, considerava lesiva del decoro e della professione forense la pubblicità online (specie sulla piattaforma “Amica Card”) e reintroduceva la vincolatività dei minimi tariffari.

Seguiva quindi l’impugnazione da parte del CNF, innanzi al Tar del Lazio, del provvedimento dell’AGCM.

Il Tar, tuttavia (cfr. sentenza n. 8778/2015), accoglieva parzialmente il ricorso contro la sanzione per intesa restrittiva della concorrenza, annullando l’atto impugnato unicamente con riferimento alla qualificazione come illecita dell’adozione della circolare 22/2006.

Consiglio di Stato: gli atti del CNF e l’associazione d’impresa

Il CNF e l’AGCM proponevano così gravame al Consiglio di Stato.

Il CNF basava la difesa sulla circostanza che l’AGCM avrebbe dovuto agire nel rispetto delle modalità procedimentali di cui all’art. 21-bis della l. n. 287/1990 stante la propria qualifica di ente pubblico non economico e non, piuttosto, di un’associazione di imprese.

I giudici di Palazzo Spada, tuttavia, hanno ritenuto infondato il ricorso proposto dal CNF, ripristinando di fatto la sanzione nel suo importo originario, sul presupposto che il CNF, disciplinato dagli artt. 52 e ss. del R.D. n. 1578/1933, può svolgere sia attività amministrativa sia di impresa, con conseguente corretta applicazione dell’art. 101 TFUE.

Consiglio di Stato: il CNF e il circuito Amica Card

Infondato anche il gravame circa l’illegittimità del sistema di offerta delle prestazioni degli avvocati affiliati al circuito “Amica Card”.

Per il Consiglio di Stato si è in presenza di una forma di pubblicità rispondente all’art. 3, comma 5, del d.l. n. 138/2011 il quale stabilisce che “gli ordinamenti professionali devono garantire che l’esercizio dell’attività risponda senza eccezioni ai principi di libera concorrenza, alla presenza diffusa dei professionisti su tutto il territorio nazionale, alla differenziazione e pluralità di offerta”.

E “Amica Card” svolge un’attività rispondente in pieno a simili caratteristiche.

Antonello Mango

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