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Attività rumorose, quando l’esercizio può costituire reato

Il titolare dell’azienda dovrà rispondere penalmente, ai sensi dell’art. 659 c.p., se l’esercizio dell’attività produttiva avviene in modo tale da recare disturbo alla quiete notturna, impedendo il normale riposo delle persone.

Attività rumorose: i confini tra illecito amministrativo e illecito penale secondo la Corte di Cassazione.

La Suprema Corte di Cassazione, III Sez. Pen., con la sentenza n. 35422 del 24/08/2016, ha affermato che, in tema di disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone, l’esercizio di un’attività o di un mestiere rumoroso può integrare tre distinte fattispecie illecite.

In particolare, si configurerà:

-l’illecito amministrativo di cui all’art. 10, comma secondo, della legge n. 447 del 1995 se la condotta sia consistita nel mero superamento dei limiti di emissione del rumore previsti dalla normativa in materia;
-il reato di cui all’art. 659, comma 1, c.p., se l’attività sia stata svolta eccedendo le normali modalità di esercizio e sia idonea a turbare la pubblica quiete;
-il reato di cui all’art. 659, comma 2, c.p., qualora siano violate specifiche disposizioni di legge o prescrizioni dell’Autorità che regolano l’esercizio del mestiere o dell’attività, diverse da quelle relative ai valori limite di emissioni sonore stabiliti in applicazione dei criteri di cui alla legge n. 447 del 1995.
La Corte, inoltre, ha precisato che le due ipotesi previste dal primo e dal secondo comma dell’art. 659 c.p. sono del tutto differenti tra loro e, pertanto, costituiscono distinti titoli di reato; conseguentemente, è ammissibile il concorso formale tra le due norme.

Infatti, il primo comma introduce una fattispecie contravvenzionale di carattere generale che punisce chiunque disturbi le occupazioni o il riposo delle persone con condotte commissive ed alternative, quali schiamazzi, rumori, abuso di segnalazioni acustiche o di strumenti sonori, oppure omissive, come il non impedire strepiti di animali.

Il comma successivo del medesimo articolo, invece, si riferisce soltanto a chi nello svolgimento di un’attività, per sua natura, pericolosa, viola le prescrizioni della legge o dell’autorità; un tipico esempio è rappresentato dallo svolgimento dell’attività in orari diversi da quelli previsti dalla legge o dai regolamenti in materia.

Le conclusioni della Corte

Facendo applicazione dei principi sanciti, la Corte è giunta a confermare la correttezza della sentenza del Tribunale di Massa che, nel caso in questione, aveva ritenute integrate entrambe le fattispecie di cui al comma 1 e 2 dell’art. 659 del codice penale, escludendo di poter qualificare i fatti come mero illecito amministrativo di cui all’art. 10, comma secondo, della citata legge 447 del 1995; ciò in quanto non si trattava di un semplice superamento dei limiti di emissione dei rumori, ma di attività rumorosa, svolta in orario notturno, in spregio delle prescrizioni amministrative e in modo da recare disturbo al riposo dei residenti i luoghi limitrofi.

Antonio Castiglia

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