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Avvocato impreparato e incompetente, censura l’attende!

Avvocato impreparato e  incompetente, censura l’attende!

È ovvio che quando ci si rivolge ad un professionista, ciò che più importa è che quest’ultimo sia preparato e competente. Ma che succede se il prescelto non si rivela tale? Nel caso dell’Avvocato,  il COA non ha dubbi: scatta la censura!

Avvocato impreparato e incompetente. La vicenda e la censura.

A seguito di esposto, il Consiglio di appartenenza applicava la sanzione disciplinare della censura al professionista che adempieva all’incarico senza la dovuta diligenza e l’adeguata competenza nell’articolare sia le richieste in favore della parte ricorrente sia i capitoti di prova, così come emergeva dall’esame diretto degli atti di causa e dalla lettura della decisione del giudice del lavoro.

Per l’annullamento di tale delibera il professionista proponeva ricorso che veniva respinto dal CNF il quale escludeva sia il rilievo della presunta genericità del capo d’incolpazione sia la presunta apocrificità dell’esposto, osservando che il COA aveva il dovere di agire d’ufficio laddove venisse, comunque, a conoscenza di fatti rilevanti sul piano disciplinare.

Avverso tale decisione l’Avvocato propone ricorso per cassazione.

Avvocato impreparato e incompetente. La censura e il ricorso.

In primo luogo il ricorrente ripropone la censura della genericità e indeterminatezza dei capo d’incolpazione, ma il motivo viene ritenuto infondato. “Nel procedimento disciplinare a carico degli esercenti la professione forense, la contestazione degli addebiti non esige una minuta, completa e particolareggiata esposizione dei fatti che integrano l’illecito, essendo, invece, sufficiente che l’incolpato, con la lettura dell’imputazione, sia posto in grado di approntare la propria difesa in modo efficace, senza rischi di essere condannato per fatti diversi da quelli ascrittigli”.

preparazione
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Ancora il ricorrente censura la sentenza del CNF laddove, affermando che la contestazione disciplinare non richiede l’individuazione di precise norme deontologiche violate se ricollegata a concetti diffusi e generalmente compresi dalla collettività, richiamerebbe giurisprudenza disciplinare non pertinente al caso. Ma per la Suprema Corte anche questo motivo è infondato: “La ratio decidendi della sentenza è ben individuata e, nel richiamare concetti diffusi e generalmente compresi dalla collettività al fine di garantire l’esercizio del diritto di difesa all’interno del procedimento disciplinare, ripropone principi di diritto più volte ribaditi dalle sezioni unite in relazione, ovviamente, alle variegate fattispecie concrete portate al suo esame”.

Avvocato impreparato e incompetente. La censura e la Cassazione.

Infondati anche i motivi relativi all’apocrificità della firma in calce al presunto esposto in quanto “è pacifico che il Consiglio dell’ordine degli avvocati abbia il potere-dovere di promuovere d’ufficio l’azione disciplinare allorquando venga a conoscenza di fatti lesivi dell’onore dei professionisti iscritti e del decoro della classe forense. L’esercizio di tale potere non è condizionato dalla tipologia della fonte della notizia dell’illecito disciplinarmente rilevante. Ne deriva, quindi, l’irrilevanza della apocrificità o meno dell’esposto”.

La Corte continua, poi,  richiamando l’art, 38 cod. deont. per cui “Costituisce violazione dei doveri professionali, il mancato, ritardato o negligente compimento di atti inerenti al mandato quando derivi da non scusabile e rilevante trascuratezza degli interessi della parte assistita”, afferma che ciò “comporta che la cattiva e/o maldestra esecuzione del mandato difensivo rileva autonomamente sul piano disciplinare indipendentemente da profili civilistici d’inadempimento e danno in pregiudizio della parte assistita.” E conclude affermando che non si può eccepire la discrezionalità professionale quale fonte irrinunciabile di autonomia e indipendenza del difensore, in quanto, dalla sentenza impugnata si evince con chiarezza e coerenza che, l’attività difensiva nel caso de quo si è concretamente atteggiata in una assistenza completamente carente.

Per cui, amici Avvocati, preparazione e competenza per mantenere “l’incensuratezza”!

Iolanda Giannola

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