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Bebe Vio, quando la forza sconfigge la disabilità

Andate su Google e cercate Bebe Vio. Dopo che l’avete cercata e trovata, dopo che avete letto la storia della sua (durissima) vita, scalfite nella vostra memoria l’espressione di grinta e di vittoria che ha tirato fuori dopo aver vinto l’oro nel fioretto alle paraolimpiadi per tutte quelle volte che penserete di non potercela fare.

Io me la voglio ricordare così, esultante sulla sua sedia a rotelle, incredula nell’aver vinto la quarta medaglia d’oro della sua carriera.

Incredula, per forza, perché se si pensa che la meningite fulminante che l’ha colpita a 11 le ha portato via avambracci e gambe potrebbe sembrare oltrenatura la forza che l’ha spinta a continuare ad allenarsi, ad andare a Rio e a vincere l’oro.

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La meningite acuta …

La sera, prima di andare a dormire, metto in carica il cellulare, l’iPad e… le mani“.

E lei lo dice così, come se fosse una cosa “normale”. Nata a Venezia e residente a Mogliano Veneto, è seconda di tre fratelli; a fine 2008 fu colpita a 11 anni da una meningite fulminante che le causò un’estesa infezione, con annessa necrosi, ad avambracci e gambe di cui si rese necessaria l’amputazione.

Dimessa dopo tre mesi e mezzo di degenza ospedaliera riprese immediatamente la scuola. Successivamente si sottopone a riabilitazione motoria e fisioterapia presso il centro protesi di Budrio e circa un anno dopo l’insorgenza della malattia riprende anche l’attività sportiva come schermitrice grazie a una particolare protesi progettata per sostenere il fioretto.

… e la passione per la scherma.

Allo sport non rinuncia.images-1

Appena uscita dall’ospedale volevo tornare a fare la scherma in piedi, ma siccome non potevo mi sono data all’ippica, in tutti i sensi. E senza nemmeno avere le protesi ho cominciato ad andare a cavallo. Poi quando sono andata al Centro protesi a Bologna, dopo un paio di mesi spesi per imparare a usarle, ho cominciato a fare diverse attività, tra cui c’era la scherma in carrozzina: e appena ho cominciato a tirare mi sono innamorata di nuovo“.

E se si guardano gli ultimi 20 secondi della finale con l’atleta cinese Zhou non può non toccarsi con mano la grinta che l’ha accompagnata sino a Rio e che, certamente, la porterà ben oltre.

Quando rinunciamo, quando siamo disfattisti, quando ci fermiamo di fronte a criticità che ci sembrano insormontabili ricordiamoci di Bebe Vio e della sua vita straordinaria.

Brava Bebe: benché ci abbiano insegnato che l’importante sia partecipare, tu hai decisamente vinto.

Fabiola Fregola

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