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“Falce e Carrello” è concorrenza sleale, non letteratura: la Cassazione accoglie ricorso Coop Estense contro Esselunga

“Falce e carrello”, la Cassazione accoglie ricorso Coop

“Falce e carrello”. È questo il titolo del libro di Bernardo Caprotti, il patron di Esselunga recentemente scomparso, un testo oggetto di competizione, critiche, processi e ricorsi. La Corte di Cassazione si è pronunciata nel processo civile inerente al risarcimento danni da “concorrenza sleale per denigrazione” per diverse vicende narrate proprio nel libro.

Con sentenza n. 22040/2016, la Suprema Corte ha affermato che “Falce e carrello” può a buon diritto, essere inquadrato nella fattispecie della concorrenza sleale, accogliendo così il ricorso di Mario Zucchelli, presidente della Coop Estense, e della stessa cooperativa.

Secondo quanto stabilito dalla Cassazione, i giudici milanesi di primo e secondo grado hanno commesso un errore nel considerare “Falce e carrello”, distribuito e pubblicizzato da Esselunga, come un’opera letteraria senza alcun intento informativo e basata esclusivamente sull’esigenza “narrativa” di esporre la riflessione personale dell’imprenditore sul sistema delle Coop.

“Falce e carrello”, un’opera artistico-letteraria?

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Per la Corte d’Appello di Milano non sarebbe «”ragionevolmente contestabile l’idoneità lesiva del libro” ma, è al contempo, applicabile la scriminante dell’esercizio del diritto di critica, ravvisandovi non un’opera o inchiesta giornalistica, ma un’opera artistico-letteraria o un’opera avente una duplice natura, in cui prevaleva l’affermazione di ideali e valori che l’autore intendeva trasmettere. Secondo la Corte, nel libro mancava un intento informativo, prevalendo l’esigenza della narrazione, anche autobiografica».

Perfino nel suo testamento, Caprotti aveva disposto di non vendere mai alle Coop, visto e considerato che la competizione aveva raggiunto limiti estremi al punto da portare il patron di Esselunga a scrivere il libro autobiografico in cui lo stesso puntava il dito contro il sistema dei supermercati delle cooperative rosse.

Già nel 2011, Caprotti era stato condannato per “illecita concorrenza per denigrazione” anche se, nel corso di altri giudizio, all’uomo era stato riconosciuto il diritto di critica.  Il verdetto post mortem è quello relativo alla sentenza della Cassazione che riapre il processo civile per risarcimento danni da “concorrenza sleale per denigrazione” per diverse vicende narrate nel libro a carico dell’imprenditore e della sua società.

“Falce e carrello”, la critica alle Coop

Dalla sentenza della Cassazione si evince che i giudici milanesi di primo e secondo grado avrebbero dovuto “valutare il requisito della continenza in modo rigoroso” dinanzi a espressioni che indicavano Mario Zucchelli come “un oste imbottito di denaro”, una persona che si muove “in uno stagno torbido, fetente” e che “tiene Modena al guinzaglio come un cagnolino”.

E Caprotti non risparmiava parole neanche nei confronti della Coop, definita come una società con capacità “illimitata di mentire e di ribaltare la realtà”, come per la vicenda dello scippo di un terreno acquistato a basso prezzo da una anziana sopravvissuta ad Auschwitz. Per la Cassazione, occorreva scandagliare la verità di queste affermazioni e non liquidarle come “verosimili”.

In base a quanto stabilito con la sentenza n. 22042/2016, la fattispecie di concorrenza sleale da denigrazione rileva anche quando si tenta di screditare, come in “Falce e carrello”, l’attività di una impresa, la sua organizzazione o “il modo di agire dell’imprenditore nell’ambito professionale”.

Sono altri due i ricorsi delle Coop (Coop Adriatica e Coop Italia) contro l’imprenditore che sono stati rigettati dalla Suprema Corte perché giudicati carenti ma intanto la palla per il risarcimento dei danni passa davanti alla Corte di Appello di Milano e la questione riguarderà gli eredi dello stesso Caprotti.

“Falce e carrello”, la parola a Coop Alleanza

Intanto, Coop Alleanza 3.0 si dice pronta a retrocedere e cercare una soluzione alternativa per il caso del libro “Falce e carrello”, comunicando di essere disposta a chiudere ogni capitolo giudiziario pendente. Si legge nel comunicato che «non va processato un defunto e siamo disponibili a riflettere sull’opportunità che i rapporti riprendano una competizione che abbia come luogo di confronto il mercato».

Eloisa Zerilli

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