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Bioetica: Associazione Coscioni, il 77% degli italiani chiede una legge sul fine vita

    Il 77% degli italiani ritiene opportuno un intervento del Parlamento per una legge che regolamenti le scelte di fine vita. L’Associazione Coscioni sottolinea il dato emerso da una survey condotta quest’anno da Swg, e annuncia per domani 20 dicembre un evento a Roma alla Camera per i 10 anni dalla morte di Piergiorgio Welby. “Ha aperto una fase cruciale nella battaglia per le libertà civili: quella per il diritto al rifiuto delle cure, che dovrebbe essere garantito dalla Costituzione” laddove si specifica che ‘Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge’ (art. 32), evidenzia l’Associazione.

     “Sono decine di migliaia i malati che vedono quotidianamente calpestato il proprio diritto all’autodeterminazione”, afferma il tesoriere Marco Cappato, promotore della campagna Eutanasia legale. “È fondamentale una legge che garantisca a tutti i cittadini il rispetto della libertà individuale. La lotta di Welby, insieme a quella di Beppino Englaro per Eluana, e ora quella di Walter Piludu – aggiunge – ha fatto compiere all’Italia quei passi avanti sui quali il Parlamento ancora vacilla. Sono gli stessi cittadini a chiedere una legge che regolamenti le scelte di fine vita: è ora che le istituzioni diano una risposta”.

Dopo oltre 3 anni dal deposito della proposta di legge di iniziativa popolare dell’Associazione Coscioni – si ricorda in una nota dell’ente – il Parlamento si è finalmente mosso: il 7 dicembre il testo sulla legalizzazione del testamento biologico è stato approvato dalla Commissione Affari sociali ed è pronto per la discussione in Parlamento.

     “Un passo importante verso il riconoscimento ufficiale del diritto di scegliere come e quando terminare la propria vita e interrompere la propria sofferenza. Un diritto che non deve essere riconosciuto esclusivamente a chi è cosciente o a chi è attaccato a una macchina, escludendo molti altri malati terminali, ma che deve essere universalmente riconosciuto grazie alla legalizzazione del testamento biologico”. Cappato lancia dunque un appello: “Il Paese è pronto: uniamo le forze e battiamoci per ciò in cui crediamo, per vivere liberi fino alla fine”. A fianco dell’Associazione Coscioni ci saranno fra gli altri la presidente della Camera, Laura Boldrini; Donata Lenzi, relatrice sulle Dat (Disposizione anticipate di trattamento), e diversi onorevoli. A commemorare la battaglia di Welby anche il Comitato etico della Fondazione Umberto Veronesi, che su input dell’oncologo scomparso l’8 novembre ha stilato una ‘Mozione sui profili etici dell’eutanasia’.

     Il testo, riferendosi esclusivamente ai profili etici della questione e ponendo specifiche condizioni vincolanti che circoscrivono i casi, afferma come sia “eticamente lecito chiedere di porre fine anticipatamente alle proprie sofferenze con dignità e aiutare i pazienti a farlo”, limitatamente ai pazienti terminali e con sintomi refrattari. Veronesi era fermo sostenitore del principio che “ogni persona ha diritto di autodeterminarsi”; aveva aderito all’appello per l’eutanasia legale, e firmato la pdl presentata dall’Associazione Coscioni nell’ambito della campagna Eutanasia legale.

Welby, malato di distrofia muscolare e all’epoca co-presidente della Coscioni – ricorda l’Associazione – nel 2006 trasmise al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano la richiesta di eutanasia. Dopo mesi di coinvolgimento del mondo scientifico e giuridico, ottenne legalmente ciò che inizialmente gli era stato negato: l’aiuto di un medico, l’anestesista Mario Riccio, per staccare senza soffrire il respiratore. Il caso fece maturare nel Paese il consenso alla libertà delle scelte di fine vita e rappresentò un precedente giudiziario chiave. Il caso Englaro prima, e di recente il caso Piludu, “hanno consolidato il diritto a interrompere le terapie, trasformandolo in obbligo per il sistema sanitario nazionale di assistere ed esaudire le volontà del malato su ordine di un tribunale”.

     “Non fu facile per me accettare la volontà di Piergiorgio – racconta la moglie Mina, co-presidente dell’Associazione Coscioni – Ma l’amore è innanzitutto libertà, e ciò che ho vissuto allora mi ha poi dato la forza in questi 10 anni per girare per l’Italia ad aiutare le persone che si trovano nelle stesse condizioni. Non è però accettabile che la libertà di scelta debba essere conquistata ogni volta caso per caso: deve diventare un diritto per tutti”.

     (Red-Opa/AdnKronos)

 

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