Shopping Cart

Blackrock contro Volkswagen, chiesto un risarcimento di 2 miliardi

Blackrock, una delle società d’investimento più influenti del mondo e altri 80 investitori del Gruppo Volkswagen hanno intrapreso un’azione legale contro la casa automobilistica tedesca per non aver rivelato la presenza di un software che modificava i dati sulle emissioni inquinanti. Il risarcimento chiesto dagli shareholder è di 2 miliardi di euro.

Gli azionisti fanno causa alla Volkswagen

Secondo quanto riportato dal Financial Times, i finanziatori accusano il Gruppo Volkswagen di non aver rivelato l’uso di dispositivi che truccavano i test sulle emissioni inquinanti e di non averli resi parteci della portata dello scandalo quando ne era venuto a conoscenza. Gli azionisti contestano anche il fatto che già nel 2014 si presagiva qualche problema all’orizzonte per la società di Wolfsburg. Infatti, una ricerca aveva fatto trapelare delle irregolarità sulle emissioni delle auto diesel ma la Volkswagen aveva negato qualsiasi comportamento anomalo. Nel settembre 2015, però il gruppo fu travolto ufficialmente dallo scandalo, ammettendo le sue responsabilità e lasciando senza parole non solo i suoi clienti affezionati, ma anche i suoi shareholder. Una situazione articolata che ha causato delle rilevanti perdite economiche ai suoi investitori. E così venerdì, lo studio legale Quinn Emanuel, a cui è stata affidata la causa, ha depositato l’atto di citazione contro la casa tedesca. Insieme alla Blackrock, hanno fatto causa anche State Street, Nordea Asset Management, il California State Teachers’ Retirement System (Calstrs) e il Greater Manchester Pension Fund.

Ma questo non è l’unico gruppo di azionisti che ha deciso di dichiarare guerra alla casa automobilistica, infatti anche Tilp, rappresentante di altri 250 finanziatori Volkswagen, chiederà un risarcimento di 3 miliardi di euro.

Il gruppo tedesco, che non comprende solo il brand Volkswagen ma anche Audi, Seat, Škoda Auto, Bentley, Lamborghini, Ducati, Bugatti, Porche e Italdesign Giugiaro, dovrà quindi fare i conti con le ultime richieste di risarcimento danni provenienti dai suoi azionisti, che si aggirano ottimisticamente intorno ai 5 miliardi di euro.

Report del Ministro dei Trasporti italiano e Fiat Chrysler

Cosa accade invece nel nostro Paese? Il Sole24ore ha recentemente diffuso i dati di un Rapporto preliminare del Ministero dei Trasporti non ancora presentato pubblicamente, in cui vengono descritti i comportamenti emissivi dei veicoli Euro5 venduti in Italia. Le vetture diesel Euro5 delle marche sottoposte alle prove, rispettano i limiti imposti dalla normativa sulle emissioni inquinanti in condizioni di test di laboratorio. Cosa accade però quando i veicoli sono su strada?

fiat

Analizzando, per esempio, i dati relativi alle automobili della Fiat Chrysler Automobiles, si nota un aumento delle emissioni di ossidi di azoto durante i test effettuati a motore caldo.

Ma facciamo un passo indietro. I test sono stati condotti dall’Istituto Motori del Cnr e dovevano testare 25 veicoli, scelti come rappresentativi di quelli commercializzati in Italia con motore diesel Euro5. Dalla ricerca sono state escluse però le vetture del gruppo Volkswagen, in quanto sotto sequestro per lo scandalo Dieselgate. I veicoli sono stati sottoposti ai test standard europei di laboratorio (Nedc, New european driving cycle) e ad altri di prova sui rulli. Sono stati effettuati sia in pista sia in laboratorio. Dal rapporto emerge che le emissioni dei veicoli testati con «l’originaria procedura di omologazione (dir. EU 715/2007 – NEDC Cold Lab)» erano in regola con la normativa di riferimento il cui limite era stabilito in 180 mg/km di ossidi di azoto. Durante i test effettuati a motore a freddo, i valori minimi venivano rispettati ma in alcuni cicili di prova sui rulli, come quelli a motore a caldo, i dati relativi alle emissioni differivano in tutti i veicoli analizzati e per alcuni considerevolmente, tanto da essere molto superiori rispetto a quelli imposti dalla normativa di riferimento vigente in quel periodo. Per esempio, i dati relativi alla Ford Focus e quelli della Fiat Panda, 500L e Doblò, Alfa Romeo Giulietta, Lancia Y e Jeep Grand Cherokee (tutti veicoli appartenenti al gruppo Fiat Chrysler Automobiles) mostrano dei livelli di emissioni inquinanti con motore a caldo nettamente superiori, tanto da essere in alcuni casi più del doppio di quelli a freddo.

500l-fiat

Nel report italiano non viene menzionato nessun device o software di manomissione delle emissioni come è invece è stato apertamente dichiarato dal Ministero dei trasporti tedesco. Nei mesi scorsi, infatti, la Germania ha accusato la casa automobilistica italo-americana di truccare i motori diesel di alcune sua vetture, chiedendo l’intervento della Commissione Europea. Per l’esattezza Berlino parla dell’utilizzo di uno «speciale catalizzatore di ossido d’azoto che viene disattivato dopo alcuni cicli di pulizia» mentre l’autorità di controllo italiana lo definisce uno «strumento per disattivare il sistema di trattamento di gas di scarico, usato per proteggere il motore.»

Uno scandalo Diselgate per l’Italia? Tutto tace, per ora!

Nel mentre, la Volkswagen, l’auto del popolo, prova a riprendersi dallo scandalo degli ultimi anni, che pare non abbia intenzione di placarsi. Sembra lontano quel maggio del 2015, quando lanciava il suo Report di Sostenibilità 2014, quando raccontava a stakeholder e consumatori tutte le azioni intraprese per diventare la casa automobilistica più sostenibile del mondo entro il 2018. «Per noi, la sostenibilità non è un optional, ma una vera e propria linea guida, concreta e tangibile per tutte le nostre attività» diceva Martin Winterkorn, all’epoca presidente del Gruppo Volkswagen. E poi 11 milioni di vetture truccate, il calo del titolo in borsa, le class action, i clienti che diminuiscono e gli azionisti che chiedono un maxi risarcimento.

Maria Rita Corda

Ultimi articoli

Agi Sicilia – Il capitalismo geograficamente mobile
Divorzio congiunto: e se un coniuge revoca il consenso?
Testimoni di Geova e privacy all’attenzione della Corte di giustizia UE
ADR, arriva Conciliaweb. Nuovo strumento per le risoluzione delle controversi tra utenti e compagnie telefoniche

Formazione Professionale per Avvocati
P.Iva: 07003550824

Privacy Policy | Cookie Policy

Partner