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Bonifici online non autorizzati: la responsabilità della Banca

Phishing, vishing, smishing, sim swap fraud… sono questi solo alcuni dei fenomeni oggi molto diffusi attraverso cui si realizzano frodi informatiche ai danni di correntisti che si trovano vittime di furti dei loro patrimoni depositati in conti correnti bancari, spesso attraverso illegittimi bonifici online non autorizzati.

L’utilizzo della banca online, delle app bancarie sugli smartphone, dei bonifici telematici sono tutti strumenti che agevolano la vita dei correntisti consentendo di effettuare operazioni comodamente da casa e in maniera più rapida ed economica. Tuttavia, espongono il consumatore a rischi notevoli di furti patrimoniali che possono arrivare ad avere consistenza tale da determinare una vera e propria razzia fino al totale svuotamento del conto corrente.

Bonifici online non autorizzati, il riparto dell’onere probatorio tra banca e correntista

Questo è ciò che è accaduto a Roma dove un correntista ha citato in giudizio il suo istituto bancario per  un bonifico online non autorizzato effettuato a sua insaputa dal suo conto corrente a seguito di furto dei dati personali realizzato attraverso la rete internet.

Sulla vicenda si è pronunciata la Corte di Cassazione con la sentenza n. 10638 del 2016 che ha affermato che, “ove si discuta di responsabilità per l’abusiva utilizzazione di credenziali informatiche del correntista nell’ambito di un servizio di home banking, non spetta al correntista provare di non aver autorizzato l’esecuzione dell’operazione o di aver subito il furto dei dati identificativi personali”.

La ripartizione dell’onere della prova, in casi simili, deve piuttosto seguire un criterio di tipo semioggettivo, atteso il rinvio all’art. 2050 cod. civ. contenuto nell’art. 15 del codice della privacy, per cui l’attore è onerato soltanto della prova del danno derivante dal trattamento dei suoi dati personali, mentre è il convenuto (istituto bancario) onerato della prova liberatoria consistente nell’aver adottato tutte le misure idonee a evitare il danno, con ciò intendendosi il complesso di misure preventive di sicurezza volte a ridurre al minimo i rischi di eventi dannosi, ivi compresi quelli correlati all’accesso non autorizzato ai dati personali.

La banca risponderà quindi dei danni conseguenti al fatto di non aver impedito a terzi di introdursi illecitamente nel sistema telematico del cliente mediante la captazione dei suoi codici di accesso e le conseguenti illegittime disposizioni di bonifico, se non prova che l’evento dannoso non gli è imputabile perché discendente da trascuratezza, errore (o frode) dell’interessato o da forza maggiore, con obbligo di rifondere con sostanziale immediatezza il correntista in caso di operazione disconosciuta (salvo  ovviamente l’eventuale regresso in caso di successiva scoperta di frode).

Con una pronuncia analoga, il Tribunale di Roma con la sentenza n. 16221 del 2016 ha ribadito il principio per cui in casi di furti d’identità realizzati attraverso la rete e l’abusivo accesso ai conti correnti online l’onere probatorio grava sulla banca che sarà tenuta a provare di aver adottato ogni misura atta ad evitare il danno. Così nel caso di un correntista il cui conto era stato completamente svuotato a seguito di un bonifico online non autorizzato, il Tribunale Civile di Roma ha affermato che il correntista, in quanto parte debole del rapporto, è tenuto solo a provare il danno subito e  il disconoscimento dell’operazione mentre la banca potrà evitare il risarcimento solo nel caso in cui provi che, nonostante tutte le misure di sicurezza adottate, il fatto sia avvenuto per causa di forza maggiore  ovvero per trascuratezza, errore o frode del correntista.

Pronunce che dunque vanno ad assicurare una maggior tutela per i correntisti vittime di frodi informatiche che potranno ora ottenere l’integrale ristoro del danno direttamente dall’istituto bancario.

Martina Scarabotta

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