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Bonus assunzioni, no per il datore di lavoro che viola le norme in materia di salute e sicurezza dei lavoratori

Bonus assunzioni, no per il datore di lavoro che viola le norme in materia di salute e sicurezza dei lavoratori

La sicurezza sui luoghi di lavoro, ai sensi del D.Lgs. n. 626 del 1994 e del D.Lgs. 14 agosto 1996, n. 494 (e loro modificazioni) non va mai trascurata e, se violata, le ripercussioni valgono anche per gli incentivi di cui può usufruire il datore di lavoro per le assunzioni di personale.

Così si è espressa la Corte di Cassazione, Sezione Tributaria, con la sentenza n. 23983 del 24 novembre 2016, accogliendo il ricorso presentato dall’Agenzia delle Entrate e cassando la sentenza impugnata con rinvio.

Un’azienda toscana aveva pagato una sanzione di 2.000 euro per il mancato posizionamento di un aspiratore di una postazione di lavoro per l’incollaggio di una soletta su una tomaia, come accertato dai funzionari ASL. A seguito di tale sanzione, l’azienda aveva ricevuto un avviso di recupero del credito di imposta in relazione al bonus assunzioni di cui aveva fruito per il periodo 2001-2003, per cui aveva presentato ricorso in Commissione Tributaria Provinciale di Firenze. Il ricorso era stato accolto, con successiva conferma anche in sede di Commissione Tributaria Regionale: l’avviso di recupero del credito di imposta sarebbe quindi stato illegittimo.

Con un unico motivo, l’Agenzia delle Entrate con il ricorso n. 27458-2011 impugna la sentenza n. 80/08/10 della Commissione tributaria regionale della Toscana.

Bonus assunzioni: la posizione della Cassazione

La questione verte sul riconoscimento ai datori di lavoro del reddito d’imposta di cui alla L. n. 388 del 2000, art. 7, a fronte di un incremento dell’occupazione per gli anni dal 2001 al 2003, qualora si verifichi una violazione della normativa sulla salute e sicurezza dei lavoratori, e sulla eventuale illegittimità dell’avviso di recupero del credito d’imposta in caso di violazioni che comportino sanzioni di importo superiore a Euro 2.528,28.

La Cassazione ha accolto le argomentazioni dell’Agenzia delle Entrate, che si sono incentrate su un unico motivo, riguardante l’art. 7 comma 7 della L. n. 388 del 2000, che sancisce che “qualora vengano definitivamente accertate violazioni non formali, e per le quali sono state irrogate sanzioni di importo superiore a lire 5 milioni [ora Euro 2.582,28] alla normativa fiscale e contributiva in materia di lavoro dipendente, ovvero violazioni alla normativa sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori, prevista dai decreti legislativi 19 settembre 1994, n. 626, e 14 agosto 1996, n. 494, e loro successive modificazioni, nonche’ dai successivi decreti legislativi attuativi di direttive comunitarie in materia di sicurezza ed igiene del lavoro, commesse nel periodo in cui si applicano le disposizioni del presente articolo e qualora siano emanati provvedimenti definitivi della magistratura contro il datore di lavoro per condotta antisindacale ai sensi dell’articolo 28 della legge 20 maggio 1970, n. 300, le agevolazioni sono revocate. Dalla data del definitivo accertamento delle violazioni, decorrono i termini per far luogo al recupero delle minori imposte versate o del maggiore credito riportato e per l’applicazione delle relative sanzioni”.

Secondo la prospettazione dell’A.E., la previsione della norma deve essere interpretata nel senso che la revoca dell’agevolazione vada applicata in ogni caso, a prescindere dall’ammontare della sanzione irrogata, qualora si sia verificata – e sia stata accertata – una violazione in materia di salute e sicurezza dei lavoratori.

La Corte di Cassazione, che richiama numerosi precedenti, conferma la ricostruzione dell’Agenzia delle Entrate, ritenendo che nel caso di violazioni delle norme sulla sicurezza dei lavoratori non valga il limite di € 2.528,28, sotto il quale non scatta la revoca del credito di imposta.

Non ha pertanto alcuna rilevanza, in simili ipotesi, l’entità economica della sanzione, ed il recupero del bonus non è illegittimo: in un bilanciamento fra le politiche che incentivano all’assunzione e la sicurezza del lavoratori, l’incolumità di questi ultimi deve sempre prevalere.

Chiara Pezza

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