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Buche stradali, il Comune deve provare che il danno poteva essere evitato

Buche stradali, il Comune deve provare che il danno poteva essere evitato

 

Buche stradali: il principio seguito dalla Cassazione

Quante volte, per strada, siete inciampati in una odiosissima buca? Le cadute sono dietro l’angolo e anche i rischi di farsi davvero male. Spetta al Comune, comunque, provare che l’asfalto non presenta anomalie tali da giustificare l’infortunio capitato al danneggiato, e che questi avrebbe potuto evitare di farsi male stando più attento. È questo il principio ribadito dalla Cassazione con l’ordinanza n.17625/2016.In realtà, si tratta di un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato, ma che sorprendentemente non era stato seguito dalla Corte d’Appello di Catanzaro, la quale aveva rigettato la domanda dell’attrice, che avrebbe dovuto dimostrare «che lo stato dei luoghi presentava una situazione di obbiettiva pericolosità». La Suprema Corte, invece, cassa la sentenza di merito mettendo in luce in modo definitivo che «deve escludersi che la vittima debba provare la pericolosità della cosa».

Buche stradali, il ragionamento della Cassazione e l’art. 2051 c.c.

Il ragionamento seguito dalla Cassazione segue il percorso tracciato da numerose altre decisioni in materia (fra le molte, Cass., n.4234/2009, Cass., n.2488/2008) e si basa sull’art. 2051 c.c., che riguarda la responsabilità da cose in custodia. Questa norma si applica ai casi di infortuni dovuti alle anomalie delle strade cittadine, poiché il Comune è ente proprietario del manto stradale, e dunque è tenuto a garantirne il buono stato di manutenzione.

L’art. 2051 c.c. prevede un’ipotesi di responsabilità “oggettiva”, ossia che non presuppone la colpa del danneggiante, che risponde solo per il fatto che cosa che aveva in custodia abbia causato un danno a un terzo. In conseguenza, l’unica possibilità di liberarsi per l’Ente Locale è provare il “caso fortuito”, cioè che il danno si è verificato in modo non prevedibile, oppure che l’utente della strada ha tenuto un comportamento anomalo, così da causare egli stesso l’infortunio.

Buche stradali, tempi duri per i Comuni

L’impostazione seguita dai Giudici, facendo leva sull’art. 2051 c.c., permette di costruire un sistema che alleggerisce di molto la posizione del danneggiato. Quest’ultimo, infatti, dovrà unicamente dare prova del danno, e del nesso di causalità tra questo e l’insidia stradale. Senza dubbio non una prova difficile da fornire, tenuto conto dello stato delle strade comunali italiane, specialmente nelle città più grandi. Dal canto suo, l’unica difesa che realisticamente la P.A. potrà opporre sarà quella basata sul comportamento non prudente del cittadino, che avrebbe evitato ogni danno se avesse prestato la dovuta attenzione. Circostanza, quest’ultima, non facile da dimostrare nell’ambito di un giudizio.

Tempi duri, dunque, per i Comuni oggi sempre più esposti al concreto rischio di numerose condanne per i danni causati dalle buche stradali, con costi elevati a carico del bilancio. Si auspica, almeno, che questa minaccia serva a stimolare le Amministrazioni locali a una migliore manutenzione della rete stradale cittadina.

Alessandro Re

 

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