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Caldaia non a norma? Si rischia la condanna per l’omicidio dell’inquilino

Proprietari di immobili: attenzione a dare in locazione un appartamento che non abbia l’impianto di riscaldamento e la caldaia a norma di legge. Se l’inquilino subisce danni o addirittura muore, il locatore ne risponde anche in sede penale a titolo di omicidio colposo.

E’ quanto stabilito dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 43861 del 17 ottobre 2016 a conferma della sentenza di merito del Tribunale di Roma che ha condannato, precedentemente in sede di patteggiamento, il proprietario dell’immobile, e con la sentenza in commento il figlio del proprietario comodatario dell’immobile e sottoscrittore del contratto di locazione con le vittime della sciagura.

L’accusa pesantissima è stata quella per il reato di omicidio colposo per aver cagionato nel 2010 la morte dei due inquilini ai quali era stato locato un appartamento, dotato di caldaia non a norma di legge, sia perché il locale di installazione era privo di aperture di ventilazione sia perché il sistema di scarico dei fumi aveva una geometria inadeguata e tale da provocare reflusso di gas tossico.

Caldaia non a norma e responsabilità penale, la difesa dell’imputato

L’imputato ha impugnato con ricorso per Cassazione la condanna a suo carico, contestando la configurabilità di una posizione di garanzia idonea a fondare la responsabilità per il reato di omicidio nella forma omissiva colposa.

Con un primo motivo, è statao invocata la norma ex art. 11 D.P.R. 26 agosto 1993, n. 412 (Regolamento recante norme per la progettazione, l’installazione, l’esercizio e la manutenzione degli impianti termici degli edifici ai fini del contenimento dei consumi di energia) che richiama la figura dell’occupante quale soggetto deputato all’esercizio, alla manutenzione ed alle verifiche periodiche dell’impianto.

Con altra censura l’imputato contestava la sussistenza di responsabilità in virtù della sua qualità di mero comodatario dell’immobile, sussistendo il diritto di proprietà dell’appartamento in capo al padre, già condannato per la stessa vicenda con sentenza di patteggiamento, che avrebbe mantenuto la gestione e amministrazione dell’immobile.

Caldaia non a norma, responsabilità per omicidio colposo

La Corte ha reso entrambi i motivi di ricorso, confermando la condanna dell’imputato.

Quanto al primo motivo, la Corte ribadisce che tale normativa non sia applicabile in sede penale, trattandosi piuttosto di una normativa dettata con l’obiettivo di ridurre il consumo energetico ed in quanto tale inidonea ad integrare il precetto penale che tutela il bene della vita da condotte od omissioni dirette a sopprimerlo.

Quanto alla responsabilità, la Corte ha affermato che la responsabilità penale per l’omicidio dell’inquilino sussiste in capo al proprietario dell’immobile, in virtù della posizione di garanzia ex art. 40 cpv c.p., nel caso in cui siano stati omessi i necessari controlli e le opportune attività di manutenzione degli impianti. Si tratta di un principio consolidato e più volte già ribadito dalla Corte per cui il proprietario è tenuto a consegnare al conduttore un impianto di riscaldamento revisionato, in piena efficienza e privo di carenze funzionali e strutturali.

Nel caso di specie, la situazione era complicata dal fatto che il proprietario dell’immobile aveva dato l’appartamento in comodato gratuito al figlio il quale ultimo aveva stipulato con gli inquilini vittime della disgrazia il contratto di locazione i cui canoni confluivano sul conto corrente del comodatario.

In virtù della qualifica di comodatario-locatore, beneficiario dei frutti della locazione, la Corte ha confermato la condanna anche per l’imputato, in virtù dell’art. 1575 cod. civ. per cui il locatore è tenuto a consegnare al conduttore la casa locata in buono stato di manutenzione, con l’esposizione alle conseguenze anche penali che l’omissione di tale obbligo può comportare, nonché in virtù del principio sancito dalla Cassazione civile per cui sia il comodante che il comodatario, in quanto custodi del bene, sono responsabili sia civilisticamente che penalmente nei confronti dei terzi.

Martina Scarabotta

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