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Caldaia, quando il tecnico manutentore risponde di omicidio colposo

Il tecnico manutentore della caldaia può essere chiamato a rispondere di omicidio colposo? La Corte di Cassazione penale, con la sentenza n. 44968 del 26 ottobre 2016 ha ravvisato tale responsabilità nel caso in cui il tecnico ometta di certificare le sussistenti carenze funzionali che cagionino situazioni di pericolo da cui discenda la morte della vittima.

Caldaia, la posizione di garanzia del tecnico manutentore

La Corte ha confermato la condanna a titolo di omicidio colposo omissivo ex artt. 40 cpv e 589 c.p. per il tecnico chiamato ad effettuare la manutenzione e i controlli di legge di una caldaia.

Quest’ultimo infatti, dopo aver effettuato il controllo della caldaia ed aver ravvisato l’inidoneità della stessa ad essere posizionata in un determinato locale, nel rapporto di controllo tecnico certificava comunque l’idoneità dell’impianto senza prescrivere la messa fuori servizio della caldaia e senza indicare al proprietario le opportune precauzioni da assumere per limitare i pericoli.

Il proprietario dell’appartamento decedeva a seguito di intossicazione causata dall’esalazione dalla caldaia installata nel vano cucina di una quantità di monossido di carbonio che, a causa del cattivo funzionamento della caldaia stessa e dell’inidoneità del locale in cui la stessa era ubicata, risultava in quantità estremamente elevata e superiore alla soglia di letalità.

Il tecnico è stato condannato per omicidio colposo omissivo per non aver osservato le regole tecniche del settore, come stabilite dalla specifica normativa e per non aver provveduto alla messa fuori servizio dell’impianto non conforme alla normativa.

I giudici hanno ravvisato in capo al tecnico una posizione di garanzia e la violazione degli obblighi di protezione ad essa connessi, configurandosi dunque a suo carico una responsabilità a titolo omissivo ex art. 40 c.p.

Il tecnico, infatti, avendo riscontrato carenze tali da compromettere la sicurezza di funzionamento dell’impianto, dopo aver messo fuori servizio l’apparecchio e diffidato l’occupante dal suo utilizzo, avrebbe dovuto indicare le operazioni necessarie per la messa a norma ed il ripristino delle condizioni di sicurezza. Nulla di tutto ciò era stato fatto, con la conseguente inevitabile sussistenza in capo al  tecnico di profili di colpa specifica, connessa all’obbligo del tecnico di chiudere l’impianto controllato nei casi di pericolo, oltre a profili di colpa generica, per imperizia e negligenza del manutentore.

Caldaia e responsabilità  del tecnico, il concorso di cause

Il tecnico condannato per omicidio colposo, in sede di ricorso per Cassazione, ha fatto valere la non accolta interruzione del nesso causale, addossando la colpa dell’evento morte in capo al tecnico manutentore intervenuto successivamente che, come lui, aveva omesso di certificare il malfunzionamento della caldaia.

Dunque, a distanza di anni, in sede di controlli di legge del funzionamento della caldaia, nessuno dei due tecnici manutentori intervenuti aveva compiuto con diligenza e perizia le dovute certificazioni, omettendo entrambi di adottare le necessarie precauzioni.

Per la Corte, entrambi i tecnici sono responsabili e chiamati a rispondere dell’omicidio a titolo di concorso.

Ciò in virtù dell’art. 41 c.p. che, in materia di concorso di cause, statuisce che il concorso sopravvenute non esclude il rapporto di causalità tra la prima omissione e l’evento morte verificatosi.

Per la Corte, infatti, quando l’obbligo di impedire l’evento ricade su più persone che intervengono in tempi diversi, il nesso di causalità tra la condotta omissiva del titolare di una posizione di garanzia non viene meno per effetto del successivo inappropriato intervento da parte di un altro soggetto, parimenti destinatario dell’obbligo di impedire l’evento, configurandosi, in tale ipotesi, un concorso di cause e non, viceversa, una interruzione del nesso causale.

Il primo tecnico era garante e, violando norme precauzionali, non ha imposto la messa fuori servizio della caldaia; il successivo tecnico manutentore che è intervenuto non ha neppure lui per colpa rimosso la situazione di pericolo, con la conseguenza che i due garanti tecnici manutentori saranno entrambi responsabili in misura equivalente ex art. 41 c.p. in virtù della regola del concorso di cause.

La Corte ha altresì escluso l’interruzione del nesso causale per la condotta imprudente della vittima consistita nell’aver disposto l’installazione della caldaia in luogo non idoneo e per averla ivi mantenuta, in quanto siffatta condotta imprudente della vittima non costituisce fatto eccezionale ed atipico idoneo ad interrompere il nesso di causalità.

In forza di tale pronuncia, i tecnici manutentori delle caldaie che effettuano i controlli di legge saranno inevitabilmente più scrupolosi ed attenti nelle relative attestazioni per evitare di incorrere in forme di responsabilità colposa omissiva per i reati di omicidio o lesioni personali per danni cagionati da malfunzionamenti non certificati degli impianti.

Martina Scarabotta

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