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Calderone: consulenti del lavoro attori della semplificazione

Roma, 6 mar. – “A volte leggo che i consulenti del lavoro sarebbero una casta che vive sulle complicazioni. In quel caso sorrido e penso a tante cose. Penso alla tante nostre proposte di semplificazione che formuliamo, anche se non sempre accolte. Penso al sostegno che diamo agli imprenditori e ai lavoratori. Penso alle tante azioni sociali in favore del miglioramento del sistema generale. Penso all’impegno quotidiano di ogni singolo consulente del lavoro che orienta e accompagna alla ricerca di soluzioni e opportunità. E sono orgogliosa”. A dichiararlo è Marina Calderone, presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei consulenti del lavoro.

Una categoria in prima fila per la semplificazione normativa e che in materia di diritto del lavoro chiede l’adozione di un Testo unico. “Quello lavoristico – spiega Calderone – è un settore dove si avvicendano norme, spesso non coordinate o in sovrapposizione tra loro, riforme che contraddicono quelle che le hanno precedute, e questo crea una notevole confusione normativa. Per non dire degli adempimenti che si moltiplicano: è il caso dei voucher, per i quali bisogna fare due distinte comunicazioni: una all’Inps e l’altra alla Direzione provinciale del lavoro”.

“E’ aumentata la mole degli adempimenti – avverte – e l’uso del web ha comportato investimenti non trascurabili in attrezzature e software da parte degli studi. È difficile, quindi, per noi professionisti, spiegare ai clienti le regole ed è difficile attuarle, anche perché spesso le regole applicative vengono emanate dopo molto tempo. Questo non vuol dire – ammette – che le riforme non vadano fatte, ma occorre adottare un Testo unico del diritto del lavoro, sia per dare un quadro univoco delle regole, sia per assicurare la chiarezza delle regole stesse, obiettivo quest’ultimo già in parte conseguito con i decreti attuativi del Jobs Act”.

Marina Calderone ricorda il ruolo svolto dai consulenti del lavoro sul fronte della semplificazione: “Le commissioni di certificazione e conciliazione dei contratti di lavoro, istituite presso gli ordini provinciali dei consulenti del lavoro, svolgono una funzione di interesse pubblico, anzi di civiltà giuridica: i consulenti del lavoro, ai fini della certificazione dei contratti, accertano che l’accordo scritto, oltre a rispettare le norme, recepisca la volontà delle parti, ossia datore di lavoro e lavoratore, e che questi ultimi abbiano compreso le regole derivanti dal contratto. Inoltre, queste stesse commissioni provvedono, su istanza congiunta del datore di lavoro e del lavoratore, ad attivare la procedura di conciliazione, che fino al 2010 era obbligatoria, e propedeutica all’avvio del contenzioso nel Tribunale del lavoro, mentre ora costituisce un’alternativa alla procedura giudiziaria”.

“C’è poi l’asseverazione, con la quale il consulente del lavoro – aggiunge – verifica non solo il rispetto degli adempimenti lavoristici e fiscali da parte dell’impresa, ma anche la corretta applicazione dei contratti di lavoro, compreso il contratto applicabile. Una sorta di ‘patente di rispettabilità’, che integra ma non sostituisce il Durc, che l’impresa può far valere in occasione delle ispezioni”.

Funzioni utili, a cui tutti possono ricorrere, ma ancora poco utilizzate. “La nostra attività professionale – conclude Marina Calderone – potrebbe essere un ausilio ancora maggiore all’attività di controllo delle amministrazioni pubbliche, che sarebbe così facilitata”.

(Lab/Adnkronos)

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