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Cambiamenti climatici: l’Italia ratifica l’accordo di Parigi

Il Senato approva il disegno di legge sulla ratifica dell’accordo di Parigi relativo ai cambiamenti climatici. La Camera dei deputati si era già espressa positivamente lo scorso 19 ottobre. Ora il ddl è legge e l’Italia può partecipare alla COP 22 di Marrakech con un importante risultato raggiunto.

Ddl cambiamenti climatici, l’ok del Senato

Dopo mesi di malcontenti, critiche e promesse, e a soli 11 giorni dalla COP22 di Marrakech, l’Italia ha detto sì al disegno di legge di ratifica dell’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici. Il Senato ha approvato il provvedimento all’unanimità, con un solo astenuto. L’iter parlamentare si è svolto in modo rapido con l’obiettivo di far arrivare l’Italia con le carte in regola alla prossima COP22. La ventiduesima Conferenza della Parti sui cambiamenti climatici è alle porte, si terrà, infatti, dal 7 al 18 novembre in Marocco.

Fonte: Senato della Repubblica on Twitter
Fonte: Senato della Repubblica on Twitter

Per raggiungere questo obiettivo c’è stato un lavoro di squadra del Parlamento italiano, ma anche delle istituzioni europee. Infatti, lo scorso 4 ottobre, il Parlamento europeo si era espresso positivamente sulla ratifica dell’accordo di Parigi. Per far questo era stato attuato un procedimento d’urgenza al fine di ovviare ai ritardi di alcuni Stati membri.

Approvazione ddl cambiamenti climatici, le prime impressioni

Ermete Realacci, presidente della Commissione ambiente della Camera, afferma che la ratifica italiana dell’accordo sui cambiamenti climatici è “un passo importante per andare a testa alta alla COP22 di Marrakech e dare maggiore forza e credibilità alla nostra azione nelle sedi internazionali e nella lotta ai mutamenti climatici. Ora serve una politica ambiziosa e lungimirante, all’altezza della sfida, capace di spingere con più forza e determinazione per l’ambiente e per un’economia più green e a misura d’uomo. E di rafforzare così anche la competitività della nostra economia.”

Il WWF esprime un parere positivo su quanto accaduto, ma chiede maggiore impegno da parte delle istituzioni sostenendo che “dal prossimo 4 novembre, con l’entrata in vigore effettiva dell’Accordo, non si apre un periodo di celebrazioni, bensì comincia una fase di duro lavoro per tutti.” Infatti, “la decarbonizzazione è una necessità che proprio nello spirito dell’Accordo di Parigi deve vedere i singoli paesi protagonisti. Ci aspettiamo dunque che da domani il Governo e il Parlamento inizino a lavorare su una strategia di decarbonizzazione con tappe immediate per eliminare i combustibili fossili dalla nostra economia in modo da contribuire a limitare il riscaldamento globale entro 1,5 C° e nello stesso tempo, cogliere le opportunità ed entrare nella nuova Età del Sole.”

“Meglio tardi che mai. Dopo la ratifica dell’Accordo di Parigi, bisognerebbe rivedere gli impegni volontari sia in sede europea che nazionale” sostiene invece Giuseppe Onufrio, direttore di Greenpeace Italia. La nota associazione ambientalista asserisce infatti che “il governo Renzi dovrebbe smettere di porre ostacoli e impedimenti alle rinnovabili; occorre rilanciare le politiche di efficienza e intervenire seriamente sul settore della mobilità e dei trasporti. La mobilità del futuro è elettrica, insistere sul gas come si sta facendo è miope e di retroguardia”.

Cambiamenti climatici, lo studio di ENEA e ISPRA

Secondo lo studio “Parigi ed oltre. Gli impegni nazionali sul cambiamento climatico al 2030” realizzato da ENEA e ISPRA in collaborazione con il Ministero dell’ambiente, le politiche attuali non sono sufficienti per garantire al nostro Paese il raggiungimento degli obiettivi prefissati per il 2030. Sono indispensabili nuove azioni che incidano su tre settori chiave: riqualificazione del patrimonio edilizio, interventi sulla mobilità e introduzione di strumenti normativi e finanziari utili per incentivare l’uso delle energie rinnovabili e per l’efficienza energetica. L’Italia ha comunque ottenuto dei risultati significativi grazie alle politiche attuate negli anni, ma deve e può fare ancora di più.

Riqualificazione edilizia, efficienza energetica, mobilità sostenibile, energie rinnovabili e incentivi per un’economia low carbon sono questi gli elementi che il nostro Paese non può sottovalutare nel suo percorso di lotta ai cambiamenti climatici. Non ora che l’accordo sul clima è stato ratificato e che siamo vicini alla COP22.

Maria Rita Corda

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