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Camere penali: preoccupante sintonia fra ANM e Bonafede su proposte illiberali

L’ostentata sintonia fra il ministro della giustizia Alfonso Bonafede e l’Associazione nazionale magistrati preoccupa l’Unione delle Camere penali italiane.

Nei giorni scorsi , infatti, all’esito dell’incontro con la giunta dell’Anm guidata dal presidente Francesco Minisci, il guardasigilli parlava di «Confronto diretto, massima condivisione dei progetti e un rapporto schietto e propositivo».

L’associazione dei magistrati – segnalano i penalisti-  avrebbe proposto al Ministro di fermare la prescrizione dopo la sentenza di primo grado e di abolire il divieto di reformatio in peius. Già in occasione della circolazione della pubblicazione del cd. “contratto” di Governo, l’Ucpi ha manifestato il proprio pensiero «sulle inaccettabili prospettive di riforma della giustizia penale, segnalandone l’impronta demagogica, l’approccio populista, ed i contenuti inequivocabilmente autoritari ed incostituzionali che contrassegnavano quel disegno». Con le prospettive di riforma del processo penale che si stanno delinenando in questi giorni,  aggiungono  le camere penali «si segna evidentemente una distanza ancor maggiore da quelle linee di coerenza del nostro sistema processuale con i valori costituzionali e convenzionali del “giusto processo”. L’allungamento ulteriore, definitivo ed incontrollabile dei termini di prescrizione non solo contrasta con la ragionevole durata del processo e con la presunzione di innocenza, ma distrugge del tutto il senso del processo di appello che viene abbandonato a tempi non più regolati dai termini prescrizionali, spostando l’asse dell’accertamento giudiziario sul solo primo grado (quello più esposto all’influenza mediatica delle indagini), con l’indebolimento di ogni successivo e tempestivo controllo di merito e di legittimità. Con la conseguente distruzione e dispersione di tutti quei valori personali e reali, individuali e collettivi che sono legati all’accertamento giudiziario».

Preoccupazione anche per l’intenzione di intervenire sulla prescrizione. Gli avvocati ricordano infatti che il 70% dei reati si prescrive in fase di indagine, molto prima che si giunga ad una sentenza di primo grado e all’esercizio dell’azione penale. Sarebbe invece più opportuno, si legge nella nota diffusa oggi dall’Ucpi,  intervenire sull’efficienza del sistema, per limitare l’eccessivo numero di processi e di reati che  intasano la macchina della giustizia.

Quanto all’abolizione del divieto della reformatio in peius,  secondo i penalisti si «stravolgerebbe del tutto l’equilibrio del nostro processo, trasformando l’appello in una sorta di ordalia, in una sfida tra cittadino e Stato, nella quale chi è vittima di una ingiustizia può cercare di porvi rimedio solo esponendosi ad un rischio maggiore. Anche in questo caso le già critiche condizioni nelle quali versa il processo d’appello, troverebbero rimedio anziché in un potenziamento dello strumento di controllo in una sua marginalizzazione e compressione».

Infine, i penalisti riferiscono di rumor  secondo i quali  durante l’incontro in via Arenula il ministro avrebbe mostrato attenzione rispetto alla proposta dell’Anm di intervenire sulla immodificabilità del giudice, estendendo ai fatti di corruzione le ipotesi di reato nelle quali si potrebbe derogarvi.  Proposta che il comunicato della giunta dell’Ucp bolla come inaccettabile e incostituzionale.

 

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