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Camere penali: presenteremo ddl Costituzionale per dare effettività al giusto processo

 

     Roma, 7 dic. – «Il tema della giustizia dovrà essere ripreso con maggiore coraggio e con una visione del giusto processo più ampia di quella che sino ad ora si è prospettata». A dirlo all’Adnkronos Beniamino Migliucci, presidente dell’Unione Camere Penali Italiane (Ucpi).

     Sul ddl di riforma del processo penale, che sarebbe dovuto approdare in questi giorni in aula al Senato dopo avere ottenuto il via libera di Montecitorio, «noi avevamo evidenziato già nel corso dell’iter parlamentare luci e ombre. Le ombre più pesanti da eliminare riguardavano – sottolinea – la partecipazione a distanza al processo, il ‘processo virtuale’ per il quale chi era detenuto avrebbe dovuto affrontare il processo stando in carcere. Altro tema rilevantissimo era quello della prescrizione che, anche nella previsione immaginata dal governo, a noi non piaceva perché riteniamo che alla società serva un processo dalla durata ragionevole e non un processo che abbia dei tempi infiniti. Un processo molto lungo ci allontana dalla presunzione di innocenza inevitabilmente».

A questo governo «diamo atto di aver fatto delle riforme come la responsabilità civile dei magistrati e dello Stato, come la messa alla prova, l’impegno sul carcere, la riforma della custodia cautelare ma è il disegno complessivo che secondo noi registrava una timidezza. Certo non si può dire che non vi sia stato un impegno sulla giustizia – ribadisce Migliucci – e va riconosciuto al ministro Orlando e al governo il confronto con l’avvocatura, un confronto vero, non finto. Manca però un disegno complessivo, più ambizioso e più coraggioso che passa proprio per la riforma vera della giustizia che non può che avere come approdo inevitabile e ineludibile la separazione delle carriere. Speriamo che per il futuro si possa fare di più».

     Sul tema della separazione delle carriere «noi – annuncia – presenteremo un disegno di legge costituzionale di iniziativa popolare. Raccoglieremo le firme per poter portare al centro del dibattito l’applicazione seria e vera del giusto processo e dell’art.111. Chiunque dovrà guidare questo Paese dovrà riprendere il discorso sulla giustizia in termini più coraggiosi”.

     (Asc/AdnKronos)

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