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“Canapamania”: nuova moda o ritorno alle origini?

Quasi tremila ettari di terreni coltivati in Italia, con un aumento del 200% negli ultimi tre anni. Parliamo di canapa, anzi, visti i numeri di “canapamania”. Un impiego trasversale del prodotto e la voglia di un’economia ecosostenibile, gli ingredienti per il successo.

I numeri

La coltivazione della cannabis sativa ha subito un significativo incremento negli ultimi anni. Dai dati forniti dalla Coldiretti al Forum internazionale dell’agricoltura e dell’alimentazione di Cernobbio, vediamo che nel 2014, le aziende agricole coinvolte nella semina sono passate da 150 dell’anno precedente a 300, con conseguente aumento degli ettari coltivati che da 300 sono passati a 1.000.

Sempre Coldiretti, in uno studio effettuato in vista della approvazione della legge 242 del 2 dicembre 2016, afferma che, negli ultimi tre anni vi è stato un incremento dei terreni coltivati del 200%. E’ un vero e proprio boom che ha interessato molte regioni del nostro Paese, un dato su tutti: in Lombardia da 23 ettari del 2014 si è passati ai 152 del 2015 facendo segnare un  aumento delle coltivazioni del 500%.

Il perché

Da quanto detto sopra non si può non parlare di “canapamania”. Il perché è presto detto. La cannabis sativa, parente della cannabis indica,  è una pianta particolarmente versatile,  dalla sua coltivazione si possono ottenere tanti prodotti e quindi essa offre concrete e  dalle molteplici opportunità di mercato. La canapa è una fibra naturale al 100% riciclabile, viene coltivata senza l’uso di pesticidi e richiede una quantità moderata di acqua.

Oltre a questi vantaggi per l’ambiente, la coltura di canapa è molto importante per una corretta gestione dei terreni: la canapa infatti era in passato utilizzata nella rotazione delle colture in quanto li ripuliva e rimineralizzava. La coltura poi è particolarmente resistente e si adatta a quasi tutti i microclimi. Tutti elementi questi che, sicuramente, attraggono molto coloro che desiderano diventare imprenditori nel campo agricolo e tutti i consumatori che hanno una coscienza “green” e richiedono quindi prodotti ecosostenibili.

Un auspicabile ritorno alle origini

E’ bene ricordare che la coltivazione della canapa in Italia non è certo una novità. Sino al periodo antecedente al secondo conflitto mondiale, il nostro Paese era annoverato tra i grandi produttori di canapa. Prima come qualità e selezione delle specie vegetali e genetiche, seconda solo alla Russia nella produzione, l’Italia vanta un’antica tradizione in materia.

L’importanza delle coltivazioni di canapa ha iniziato a diminuire quando le attività in cui era ampiamente utilizzata sono state gradualmente abbandonate e si è diffuso l’uso di altre fibre tessili, soprattutto sintetiche. Le leggi succedutesi nel tempo poi, non hanno aiutato il settore, anzi, probabilmente hanno contribuito al declino di questa coltura.

“Canapamania”, molteplici usi per un’antica fibra

Oggi, per fortuna assistiamo ad una inversione di rotta. «Il boom della coltivazione della canapa è un’ottima dimostrazione della capacità delle imprese agricole di scoprire e sperimentare nuove frontiere e soddisfare i crescenti bisogni dei nuovi consumatori», ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo al Forum internazionale dell’agricoltura e dell’alimentazione di Cernobbio. Lo stesso ha sottolineato che «proprio da queste esperienze di green economy si aprono opportunità di lavoro nelle campagne che possono contribuire alla crescita sostenibile e alla ripresa economica ed occupazionale del paese».

Il legislatore non poteva rimanere impassibile davanti al fenomeno, così ha varato la legge 242 del 2016, entrata in vigore il 14 gennaio 2017, recante  “Disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa”. L’intento è quello di sostenere e promuovere la coltivazione e la filiera della canapa «quale coltura in grado di contribuire alla riduzione dell’impatto ambientale in agricoltura, alla riduzione del consumo dei suoli e della desertificazione e alla perdita di biodiversità, nonché come coltura da impiegare quale possibile sostituto di colture eccedentarie e come coltura da rotazione», come si legge anche nei lavori preparatori.

L’impatto positivo di tale coltura è pienamente evidente nell’ambito del commercio. Dai cosmetici ai vestiti, dal pane ai saponi, fino ad arrivare ai prodotti per l’edilizia, la canapa oggi può essere usata praticamente ovunque. Essa trova largo impiego nella bioedilizia, utilizzata nei mattoni, nelle vernici, nelle bariere fonoassorbenti, ed ancora nell’industria della moda, con scarpe, borse e vestiti. Particolarmente innovative poi le montature per occhiali interamente realizzate in canapa da una startup ragusana, un prodotto che unisce l’artigianalità alla tecnologia della creazione 3D. Dalla canapa si ricava anche carburante utilizzato in  agricoltura, ma c’è anche pellet di canapa per il riscaldamento che assicura una combustione pulita.

Una nuova legge che sostiene i coltivatori, liberandoli da inutili passaggi burocratici e prevedendo degli incentivi economici a loro favore, la crescente voglia di ecosostenibilità: che sia la volta buona per far rivivere i fasti del passato?

Maria Rosaria Pensabene

 

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