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Cani in spiaggia: il Comune deve creare un’area apposita

Con la sentenza n. 1276/2016 il T.A.R Toscana ha deciso che il Comune non può vietare l’accesso dei cani in spiaggia senza adibire un’area riservata agli animali.

Anche se l’estate è ormai finita, ogni occasione è buona per fare chiarezza sui diritti degli animali nelle aree pubbliche. Il quesito che spesso, infatti, tormenta molti proprietari è “posso o non posso far accedere il mio animale in quella spiaggia?”

E’ questione ormai nota che le spiagge, in quanto beni appartenenti allo stato, sono soggette ai regolamenti comunali pertanto spetta ai Comuni individuare i criteri da adottare per stabilire l’accesso o meno degli animali alle spiagge: ma il Comune può sempre negare l’accesso ai cani? O vi sono delle limitazioni?

divieto-cani-in-spiaggiaIL CASO. La vicenda vede come protagonisti da un lato il Comune di Monte Argentario, dall’altro l’associazione Earth a tutela degli animali. Il Comune in occasione della stagione estiva 2016, aveva emesso un’ordinanza con la quale si vietava di “condurre e far permanere qualsiasi tipo d’animale, anche sorvegliato e munito di regolare museruola, nei giorni di sabato e domenica fino al 3 maggio 2016 e dalle ore 08.00 alle ore 20.00 tutti i giorni dal 01 giugno per tutta la durata della stagione balneare fino alla data del 30 settembre 2016”.

Il provvedimento era stato impugnato innanzi al T.A.R Toscana dall’associazione Earth la quale riteneva che lo stesso (sebbene escludesse il divieto di balneazione nell’orario notturno) fosse altamente lesivo non solo per gli animali ma anche per i proprietari degli stessi, costretti (per non abbandonare i loro amici pelosi) a non accedere in spiaggia. Secondo Earth, il Comune avrebbe dovuto individuare le misure comportamentali ritenute più idonee per far accedere i cani in spiaggia piuttosto che dar luogo ad un provvedimento così generico.

area-dedicataIL VERDETTO. Per il T.A.R Toscano non vi sono stati dubbi: il ricorso merita accoglimento; l’ordinanza del Comune, infatti, contrasta con la L. n. 59/2009 poiché ha sancito “il divieto generalizzato di accesso degli animali sulle spiagge” senza prevedere contestualmente “l’individuazione di idonei spazi riservati.

Il T.A.R ha rilevato, in particolare, che il Comune così operando ha violato il principio di proporzionalità che impone alla pubblica amministrazione di preferire (tra diverse scelte ugualmente idonee al raggiungimento del pubblico interesse) quella meno gravosa per i destinatari del provvedimento, onde evitare agli stessi ‘inutili’ sacrifici.

Scegliere la soluzione più drastica, infatti, ha reso il Comune colpevole di non aver adeguatamente valutato se era possibile “perseguire le finalità pubbliche del decoro, dell’igiene e della sicurezza mediante regole alternative al divieto assoluto di frequentazione delle spiagge, ad esempio valutando se limitare l’accesso in determinati orari, o individuare aree adibite anche all’accesso degli animali, con l’individuazione delle aree viceversa interdette al loro accesso.

Non ha convinto la tesi sostenuta dal Comune secondo la quale il cartello era riferito solo alle spiagge libere che, in considerazione della loro natura di semplici arenili, delle loro caratteristiche dimensionali e di (difficile) accessibilità, impedirebbero la convivenza tra animali e bagnanti.

Per questi motivi, quindi, i giudici hanno accolto il ricorso e hanno compensato le spese del giudizio. 

QUI PER LEGGERE LA SENTENZA

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Focus on: i cartelli di divieto di accesso per gli animali.

Attenzione cari amici lettori!

Non tutte le ordinanze che dispongono il divieto di accesso ai cani in spiaggia (o in qualsiasi altra area pubblica) sono valide!

Il divieto per essere legittimo, infatti, necessita di alcuni requisiti:

  • deve essere motivato. 
  • deve riferirsi a fasce orarie ben precise e delineate.
  • deve essere firmato dal sindaco, da un assessore delegato o dal comandante dei vigili urbani.
  • deve essere pubblicato nell’albo pretorio.
  • deve avere un numero cronologico identificativo di riferimento.
  • deve avere una scadenza.

Se vengono meno uno o più di tali requisiti, l’ordinanza è illegittima e, in quanto tale, non ha alcun valore giuridico. La conseguenza è che potrà essere impugnato al T.A.R competente per territorio da parte del vostro legale di fiducia.

Quindi, attenzione quando siete a spasso con i vostri animali in aree pubbliche! Che sia un parco, che sia una spiaggia: aguzzate la vista! Talvolta nulla è come sembra!

Rosa d’Aniell0

 

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