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Approvato il ddl sul caporalato: fino a sei anni per chi sfrutta i lavoratori

346 favorevoli, 25 astenuti e nessun contrario: nella seduta di ieri la Camera ha approvato il d.d.l. sul caporalato. Un risultato molto importante, frutto dell’iniziativa congiunta dei ministri delle politiche agricole alimentari e forestali, della giustizia e del lavoro. «Oggi è una grande giornata per il lavoro, per la tutela dei diritti delle persone più deboli». È il commento a caldo del guardasigilli, il quale tiene a precisare come con questa legge si sia «realizzato un obiettivo che da sempre caratterizza le battaglie della sinistra, quelle per la dignità dei lavoratori e delle persone che sono esposte alle forme più odiose di sfruttamento». Sulla stessa linea anche il ministro Martina: «Lo Stato – spiega – risponde in maniera netta e unita contro il caporalato con questa nuova legge attesa da almeno cinque anni. Ora abbiamo più strumenti utili per continuare una battaglia che deve essere quotidiana, perché sulla dignità delle persone non si tratta. E l’agricoltura si è messa alla testa di questo cambiamento, che serve anche a isolare chi sfrutta e salvaguardare le migliaia di aziende in regola che subiscono un’ingiusta concorrenza sleale. E’ ancora più importante averla approvata oggi che la campagna agrumicola è alle porte. Ringrazio i parlamentari che hanno dato il loro contributo a raggiungere questo risultato. C’è tanto lavoro da fare e una legge da sola non basta, ma le direzione che abbiamo tracciato è inequivocabile. Dobbiamo lavorare uniti per non avere mai più schiavi nei campi».Certo, commenta il ministro Poletti, «per sconfiggere il caporalato c’è ancora della strada da fare , ma con questa legge abbiamo preso la direzione giusta per continuare ad assicurare, giorno per giorno, un impegno comune per la legalità e la dignità del lavoro».

Le principali novità introdotte con la nuova legge

Con l’approvazione delle nuove disposizioni legislative è stato modificato l’art. 603 bis del codice penale, a norma del quale sarà considerato “caporale” chi «recluta manodopera allo scopo di destinarla al lavoro presso terzi in condi- zioni di sfruttamento, approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori», ovvero chi « utilizza, assume o impiega manodopera» sottoponendo i lavoratori a «condizioni di sfruttamento e approfittando del loro stato di bisogno». Si tratta di condizioni che andranno desunte attraverso alcuni indici: pagamento di retribuzioni palesemente difformi da quanto previsto dai contratti collettivi territoriali, che, come quelli nazionali, sono tali se stipulati dai sindacati nazionali maggiormente rappresentativi. Inoltre le violazioni in materia di retribuzioni e quelle relative ad orario di lavoro, riposi, aspettative e ferie devono essere reiterate e riguardare anche i periodi di riposo, oltre al riposo settimanale. Questi, almeno, gli indici indicati dalla legge. Ma c’è da presumere che l’elenco non sia tassativo e non mancheranno “integrazioni” di matrice giurisprudenziale

     La pena prevista è della reclusione da uno a sei anni e della multa da 500 a 1.000 euro per ogni lavoratore. Il reato è aggravato nel caso in cui il reclutamento avvenga con violenza o minaccia: in questo caso la reclusione è da 5 a 8 anni e la multa da 1.000 a 2.000 euro per ciascun lavoratore reclutato ed è previsto l’arresto in flagranza.

In caso di condanna o di applicazione della pena su richiesta delle parti, il nuovo art. 603 bis.2 del codice penale stabilisce che «è sempre obbligatoria, salvi i diritti della persona offesa alle restituzioni e al risarcimento del danno, la confisca delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato e delle cose che ne sono il prezzo, il prodotto o il profitto». Qualora queste non siano disponibili, è prevista una forma di confisca “per equivalente”, che ricade sui « beni di cui il reo ha la disponibilità, anche indirettamente o per interposta persona, per un valore corrispondente al prodotto, prezzo o profitto del reato»

I beni saranno destinati a rimpinguare il Fondo antitratta, fra le cui finalità questa legge ha inserito anche quella di contribuire a indennizzare le delle vittime del reato di caporalato, considerata la omogeneità dell’offesa e la frequenza dei casi registrati in cui la vittima di tratta è anche vittima di sfruttamento del lavoro.

Inoltre, la nuova legge prevede la possibilità di sottoporre, durante il procedimento penale, l’azienda a controllo giudiziario, misura che può sostituire il sequestro preventivo quando l’interruzione dell’attività possa compromettere i livelli occupazionali e diminuire il valore economico dell’impresa. In questo caso gli amministratori nominati dal giudice dovranno occuparsi dei controlli sulle condizioni di lavoro, della regolarizzazione dei lavoratori che prestano la propria opera in nero nonché delle misure per prevenire il ripetersi delle violazioni.

Possibile una sorta di ravvedimento operoso – previsto nella forma di un’attenuante – per chi si adoperi efficacemente per evitare che l’attività delittuosa sia portata a conseguenze ulteriori, per assicurare le prove dei reati, per l’individuazione di altri responsabili, per il sequestro delle somme o di altre utilità trasferite. Così ad esempio verrà riconosciuta positivamente la condotta dell’imprenditore che riferisca notizie utili alle indagini su altri episodi di caporalato.

Le amministrazioni statali saranno direttamente coinvolte nella vigilanza e nella tutela delle condizioni di lavoro nel settore agricolo, attraverso un piano congiunto di interventi per l’accoglienza di tutti i lavoratori impegnati nelle attività stagionali di raccolta dei prodotti agricoli. L’obiettivo è tutelare la sicurezza e la dignità dei lavoratori ed evitare lo sfruttamento ulteriore della manodopera anche straniera.

Infine, viene ampliato il numero dei reati che impediscono l’iscrizione alla Rete del lavoro agricolo di qualità, istituita presso l’Inps, con l’inserimento nell’elenco di riduzione in schiavitù, tratta di persone, commercio di schiavi e caporalato. Infine la legge prevede l’elaborazione di un piano di interventi contenente misure per la sistemazione logistica e il supporto dei lavoratori che svolgono attività stagionale di raccolta dei prodotti agricoli.

Andrea Merlo

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