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Carceri, a Opera una via per ricominciare

La vita nelle carceri è pressoché angusta e misera. Il detenuto trascorre in spazi ristretti un tempo scandito da azioni ripetute allo stremo. La sveglia, i pasti, l’ora e mezza d’aria per passeggiare in pochi metri quadrati, ogni tanto la visita di qualche conoscente. Tutto questo in compagnia forzata di altre decine di detenuti ammassate nelle stesse stanze. Un detenuto porta con sé il prezzo da pagare per i crimini commessi nei confronti della società; come è giusto per la legge, è privato della sua libertà. Lo sfinimento psicologico e fisico che attraversa è inimmaginabile, se non vissuto. Per atti più o meno gravi, l’omicida e l’evasore condividono lo stesso tempo, gli stessi spazi, gli stessi gesti ripetuti nelle ore e nei giorni.

Carceri, un recupero necessario della persona

A venire incontro all’angosciante situazione di stallo permanente, sono state avviate nel corso degli anni sempre più iniziative per riempire il tempo vuoto degli abitanti delle carceri. Le attività vertono sempre al recupero della dignità dell’uomo, attraverso lavori socialmente utili e attività culturali e di svago, dai corsi di cucina ai laboratori d’arte.
Di queste attività ne è un esempio quella sviluppata per i detenuti del carcere di Opera ( Milano ). Il 18 ottobre scorso è stato presentato a Palazzo Pirelli dal presidente del Consiglio regionale, Raffaele Cattaneo, il Musical “Figliol prodigo”, realizzato in collaborazione con i presidenti delle Commissioni Carceri e Antimafia Fabio Fanetti e Gianantonio Girelli, il direttore del carcere di Opera Giacinto Siciliano e l’assessore lombardo alla Cultura Cristina Cappellini. Lo spettacolo, che verrà messo in scena ad Opera, Brescia e Roma, rappresenta quello che si può definire un “riscatto” della dignità dei carcerati. Sebbene siano uomini che non hanno scelto la via giusta ma hanno agito contro la società, hanno comunque la possibilità e il diritto di rimettersi in gioco. Questo è anche il messaggio vero e proprio della parabola del Figliol Prodigo. Ciò che a rigor di logica deve avvenire nelle carceri, non può vertere esclusivamente alla reclusione e all’annullamento dell’animo individuale. Piuttosto, si deve mirare al rieducamento del detenuto che ha commesso il reato, e a fornire allo stesso i mezzi giusti per ricostruirsi moralmente per reinserirsi nella società in maniera produttiva.

Erica Barra

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