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Carceri: lavoro per meno 30% detenuti, budget insufficiente

 

I dati nell’ultima relazione del ministero della Giustizia

     Roma, 10 nov. – Al 31 dicembre 2015 il numero totale di detenuti lavoranti era pari a 15.524 unità, il 29,76% rispetto al totale dei presenti, mentre l’anno precedente erano 14.550, con un’incidenza del 27,13% sulla popolazione carceraria complessiva. Il dato si ricava dall’ultima Relazione sull’attuazione delle disposizioni di legge relative al lavoro dei detenuti trasmessa al Parlamento dal ministero della Giustizia.

     “Il budget largamente insufficiente assegnato per la remunerazione dei detenuti lavoranti alle dipendenze dell’Amministrazione penitenziaria sottolinea il documento- ha condizionato in modo particolare le attività lavorative necessarie per la gestione quotidiana dell’istituto (servizi di pulizia, cucina, manutenzione ordinaria del fabbricato, ecc.) incidendo negativamente sulla qualità della vita all’interno dei penitenziari”.

     In particolare la somma destinata alle retribuzioni stanziata per il 2015 è stata di 60.381.793 euro, in aumento rispetto ai 55.381.793 dell’anno precedente e ai 49.664.207 del 2013, 12 e 11, ma in netto calo in confronto ai 71.400.000 del 2006.

I detenuti impegnati nella gestione quotidiana dell’istituto, sempre al 31 dicembre dello scorso anno, erano 10.693 (10.185 alla fine del 2014). “I servizi di istituto -spiega la relazione- assicurano il mantenimento di condizioni di igiene e pulizia all’interno delle zone detentive, comprese le aree destinate alle attività in comune, le cucine detenuti, le infermerie ed il servizio di preparazione e distribuzione dei pasti”.

     “Le Direzioni degli istituti, per mantenere un sufficiente livello occupazionale tra la popolazione detenuta, tendono a ridurre l’orario di lavoro pro capite e ad effettuare la turnazione sulle posizioni lavorative. Garantire opportunità lavorative ai detenuti -spiega ancora il documento ministeriale- è strategicamente fondamentale, anche per contenere e gestire i disagi, le tensioni che possono caratterizzare la vita penitenziaria. Queste attività, pur non garantendo l’acquisizione di specifiche professionalità spendibili sul mercato del lavoro, rappresentano una fonte di sostentamento per la maggior parte della popolazione detenuta”.

     Ci sono poi i detenuti impiegati alle dipendenze dell’Amministrazione penitenziaria in attività di tipo industriale: 612 nel 2015 contro 542 dell’anno precedente. In questo caso occorre segnalare che per il capitolo ‘Industria’ (con il quale vengono sostenute le officine gestite dall’amministrazione ed acquistati i macchinari e le materie prime) il budget è passato da 11 milioni di euro del 2010, a 9 milioni, 336 mila, 355 del 2011, a 3 milioni 168 mila 177 del 2012 (con una riduzione pari ad oltre il 71% in due anni), “in un momento nel quale -sottolinea la relazione- le esigenze di arredo e dotazione di biancheria dei nuovi padiglioni realizzati, avrebbero reso necessario un incremento delle produzioni.

Per l’esercizio finanziario 2015 è stata stanziata la somma di 13 milioni 540 mila 347 euro, consentendo di soddisfare le esigenze di arredo e casermaggio degli istituti penitenziari”. Si tratta di attività che interessano ad esempio falegnamerie, sartorie, calzaturifici, tipografie, attività di fabbro.

     Per quanto riguarda il lavoro nelle colonie e tenimenti agricoli, gli stanziamenti sono passati 7 milioni 978 mila 302 euro del 2010, a 5 milioni e 400 mila del 2011, a un milione e 200 mila del 2012, “ponendo in crisi soprattutto il settore delle colonie agricole (di fatto mettendo in discussione l’esistenza delle stesse) ed impedendo lo sviluppo di progettualità già in corso nei diversi tenimenti agricoli esistenti presso istituti penitenziari”. Per il 2013 le risorse sul capitolo di bilancio sono state ripristinate a 5 milioni e 400mila, per il 2015 sono stati stanziati 4 milioni, 637 mila, 447 euro.

     Il numero dei detenuti impiegati presso le aziende agricole è passato dai 322 del 31 dicembre 2013 ai 208 della fine del 2015, con una riduzione causata dalla diminuzione delle presenze nelle colonie agricole della Sardegna, mentre il numero degli addetti all’agricoltura negli istituti penitenziari è rimasto pressoché costante.

C’è poi il capitolo della legge Smuraglia, che riconosce sgravi alle cooperative sociali e alle imprese che assumono detenuti sia reclusi, che semiliberi o ammessi al lavoro esterno. Dal 2014 la copertura annua è passata da 4,6 milioni a poco più di 10 milioni e dai 644 detenuti assunti nel 2003 si è arrivati agli oltre 1.400 del 2015, considerando non il totale degli assunti ma solo quelli per i quali i datori di lavoro hanno fruito dei benefici della legge.

     In generale “il lavoro all’interno degli istituti -sottolinea la relazione ministeriale- è ritenuto dall’ordinamento penitenziario l’elemento fondamentale per dare concreta attuazione al dettato costituzionale, che assegna alla pena una funzione rieducativa. Non vi è dubbio che nel corso degli ultimi anni le inadeguate risorse finanziarie non hanno certo consentito l’affermazione di una cultura del lavoro all’interno degli istituti penitenziari”.

     “Ed è proprio in questo particolare momento di difficoltà economica, comune a tutto il territorio nazionale, che l’Amministrazione penitenziaria sta moltiplicando i suoi sforzi per contrastare la carenza di opportunità lavorative per la popolazione detenuta. Oltre a garantire il lavoro per le necessità di sostentamento, proprie e della famiglia lo sforzo maggiore che l’Amministrazione penitenziaria oggi sta compiendo è quello di far in modo che le persone detenute possano acquisire una adeguata professionalità. Solo l’acquisizione di capacità e competenze specifiche consentirà, a coloro che hanno commesso un reato, di introdursi in un mercato del lavoro che necessita sempre più di caratteristiche di specializzazione e flessibilità”.

     (Sam/AdnKronos)

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