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Case popolari, il Sindaco di Perugia Romizi dà la precedenza alle famiglie italiane in difficoltà

Perugia, il Sindaco di centro-destra Andrea Romizi ha inserito nel bando per l’assegnazione delle case popolari del capoluogo umbro una clausola di favore per gli italiani e i perugini in particolare, suscitando con tale scelta opinioni politico-sociali discordanti.

In particolare, la clausola che ha mosso l’attenzione di politici e sindacati prevede l’assegnazione di 3 punti in più per coloro che risiedono nella città di almeno 15 anni.

Questo determinerà inevitabilmente un sorpasso in graduatoria dei perugini rispetto ai migranti e stranieri che si trovano in città da minor tempo.

Non più soltanto il basso reddito e l’elevato numero di figli a carico determineranno la vetta dalla graduatoria, che fino ad oggi vedeva circa un 80% di stranieri, ma l’attribuzione di ben 3 punti per i residenti perugini cambierà le sorti dell’assegnazione delle case popolari, a tutela delle sempre più numerose famiglie italiane in difficoltà economiche.

Case popolari, la preferenza per le famiglie italiane e le ripercussioni politico-sociali

La scelta del sindaco perugino è stata senza dubbio una scelta politica di chiaro favore per gli italiani e, in particolare, per le famiglie italiane residenti da lungo tempo in città che inevitabilmente scaleranno la graduatoria collocandosi in molti casi prima dei migranti.

Una scelta politica ben precisa, di chiaro favor nazionalistico, che tuttavia ha suscitato reazioni discordanti.

Da un lato, il bando comunale è stato salutato con favore dai movimenti di centrodestra nonché dalla Lega Nord, Forza Italia e Fratelli d’Italia che hanno elogiato il sindaco Romizi per aver “premiato in primis i propri connazionali”, tutelando “gli interessi e i diritti dei cittadini perugini” impedendo che “continuino ad essere scavalcati da chi non ha alcun legame con il territorio”.
Di diverso avviso è stato il sindacato Sunia Cgil che, tramite Rosario Iannoni e Cristina Piastrelli, ha attaccato Romizi, appellando il regolamento comunale con il termine “pasticcio” ed affermando: “Non si capisce come un lungo periodo di residenza possa rappresentare un disagio. Si tratta piuttosto di un escamotage per escludere in maniera arbitraria molti immigrati”. Dello stesso ordine di idee il Movimento di Rifondazione Comunista che, condividendo le idee del sindacato, in persona di Oscar Monaco, ha affermato: “L’escamotage di Romizi ha un sapore marcatamente razzista, infatti in barba alle esigenze materiali si tende a privilegiare una presunta appartenenza etnica rispetto all’universalità dei diritti di tutti coloro che lavorano e pagano le tasse nel nostro paese”.

Nonostante i possibili ricorsi e scalpori che il bando comunale ha suscitato e continuerà ad alimentare, il sindaco perugino è rimasto sulla sua strada, confermando il regolamento ed il favor per i suoi concittadini.

Martina Scarabotta

 

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