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Cassazione: se il tradimento è di pubblico dominio scatta l’addebito

Attenzione al tradimento: la Corte di Cassazione, ha addebitato la separazione al marito che non ha ben nascosto la sua relazione extraconiugale, rendendola di pubblico dominio.

La sesta sezione civile della Corte di Cassazione, con l’ordinanza del 10 giugno – 24 agosto 2016, n. 17317, ha sancito che la separazione va addebitata al coniuge infedele se il tradimento diventa di pubblico dominio, e se è dimostrato che tale violazione degli obblighi matrimoniali, abbia determinato l’intollerabilità della convivenza.

Tradimento di pubblico dominio: il caso

In un procedimento di separazione personale, prima il Tribunale di Vicenza, con sentenza definitiva del 05/07/2012, e la Corte di Appello di Venezia poi, con sentenza del 10/06/2013, hanno addebitato la separazione tra due coniugi, al marito, resosi colpevole di una relazione extraconiugale con una sua dipendente.

Tradimento: pubblico dominio

Fatali, per la posizione dell’uomo, si sono rivelate le dichiarazioni rese dalle sorelle della moglie: una di esse, afferma che «la relazione amorosa era di dominio pubblico», e che essa aveva visto «abbracci confidenziali» tra il marito infedele e una sua dipendente.

L’altra, dichiara di averlo visto una volta «entrare nell’abitazione di tale persona e rimanervi dalle ore 23,30 fino all’una di notte», e di «essere a conoscenza di un viaggio fatto dallo stesso con la dipendente».

Sarebbero queste le motivazioni, che hanno portato la moglie ad approdare all’esigenza di porre fine al coniugio, con il ricorso di separazione ottenendo, così, il diritto all’assegno di mantenimento confermato in sede d’appello.

Tradimento di pubblico dominio: la decisione della Cassazione

La Suprema Corte, a seguito del ricorso del marito, altro non ha potuto fare che confermare quanto già espresso dai giudici di grado inferiore, esistendo un nesso di causalità, propedeutico alla separazione, fra il tradimento di pubblico dominio e l’intolleranza della convivenza da parte della moglie.
A confermarlo, anche le tappe della vicenda: «a maggio 2015» la donne «scopre l’infedeltà del coniuge» e «telefona agitatissima ai genitori».

tradimento: pubblico dominio

Successivamente, scatta la fase di verifica per ottenere ulteriori «riscontri» concreti sull’ipotesi dell’avvenuto tradimento e, nel mese di settembre, viene presentato il «ricorso di separazione consensuale e successivamente quello di separazione giudiziale».

Vi sono quindi, secondo la Suprema Corte (come già riportato dalla Corte d’Appello nella sua precedente pronuncia), «indizi gravi, precisi e concordanti» affinché la separazione venga addebitata al marito, e che danno vita al rapporto di causalità tra la violazione dell’obbligo matrimoniale e l’intollerabilità della convivenza.

Pertanto, solo a seguito del tradimento del marito si può spiegare la rottura della coppia, e di conseguenza è legittimo, concludono i magistrati, che la separazione vada addebitata all’uomo.

Traditori, siete quindi avvisati: occhio allo sguardo di amici e parenti indiscreti.

Maria Teresa La Sala

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