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Professioni: Censis, avvocati colpiti dalla crisi ma conservano il loro prestigio

 

     Roma, 10 giu. – Nonostante i “danni” inferti dalla crisi l’avvocatura resta una professione ancora prestigiosa, o almeno così la considerano gli italiani, nel rapporto annuale realizzato dal Censis per la Cassa Forense. La classifica vede la conferma al top della reputazione per il medico (59,9%) e l’ingegnere (34,7%) con gli avvocati che si collocano a metà classifica (16%), preceduti dai consulenti del lavoro (21,4%) e seguiti da giornalisti (15,8%), commercialisti (11,2%) e architetti (8,4%). Chiudono la classifica i notai con il 2,9%.

     Gli italiani – continua il Rapporto presentato oggi a Roma da Giorgio de Rita, Segretario Generale del Censis e da Nunzio Luciano, Presidente della Cassa Forense – attribuiscono agli avvocati un ruolo attivo nella diffusione della legalità (27,4%), nel miglioramento della macchina amministrativa pubblica (22,1%), nella stabilizzazione dei rapporti di lavoro (20,3%) e nella tutela dei segmenti deboli della società (20,1%). Rispetto al tema della giustizia, il 42,3% dei cittadini ritiene che gli avvocati possano svolgere un ruolo nel risolvere l’eccessiva durata dei procedimenti giudiziari, il 27,7% glielo riconosce nella riforma del sistema e nei rapporti con la magistratura, l’11,1% per i costi d’accesso alla giustizia. Tra i soggetti che garantiscono un migliore funzionamento della giustizia, gli avvocati sono indicati solo dal 12,1% della popolazione.

Prevalgono le forze dell’ordine, indicate dal 40,7%, e la magistratura, con il 35,3%, seguita dalla Corte Costituzionale (20,6%) e dal Consiglio superiore della magistratura (19,7%).

     Per il 71,6% dei cittadini – continua il Rapporto – il sistema giudiziario italiano non è in grado di garantire pienamente la tutela dei diritti fondamentali. Complessivamente, più della metà degli italiani (52,6%) ritiene che la situazione del sistema giudiziario sia rimasta pressoché invariata nel corso del 2016. Il 38,2% segnala invece un progressivo peggioramento del sistema nel corso nell’ultimo anno (e la sensazione di deterioramento si riscontra maggiormente nelle aree meridionali del Paese: 41,1%).

Un altro dato singolare che emerge dalla ricerca è quello secondo cui nel corso degli ultimi due anni, il 30,7% degli italiani ha deciso di non avviare un’azione legale a propria tutela.

Ad aver rinunciato alla tutela giudiziaria di un diritto sono soprattutto le persone più istruite: il 36,3% dei laureati e il 31,1% dei diplomati, a fronte di solo il 15,7% di chi ha la licenza media.

Tra le ragioni che hanno convinto i cittadini a non farlo, il 29,4% indica il costo eccessivo della procedura e il 26,5% i tempi lunghi

per giungere a un giudizio definitivo. Più contenuta la percentuale di chi motiva la rinuncia con la sfiducia nei confronti del funzionamento della giustizia (16,2%) e con l’incertezza dell’esito finale (15,9%).

     Il Rapporto del Censis contiene poi anche un’indagine sull’autopercezione della professione secondo un campione di circa 10.000 avvocati. Nel 2016 il 44,9% degli avvocati ha subito un ridimensionamento delle proprie entrate. Negli ultimi due anni si è ridotta anche la quota di chi ha incrementato il fatturato, passata dal 25,1% nel 2015 al 23,8% del 2017. Il 34,1% degli avvocati dichiara di «sopravvivere» nonostante la situazione e il 33% definisce molto critica e incerta la propria condizione professionale. Tra il 2015 e il 2017 è anche aumentata la quota di quanti prevedono un peggioramento, passati dal 24,6% al 33,6% del totale.

     A una chiara identificazione del disagio non corrisponde da parte degli iscritti alla Cassa Forense una decisa propensione all’utilizzo di strumenti finalizzati dalla Cassa proprio a supportare gli iscritti nella gestione di situazioni di difficoltà. Se il 42% degli avvocati dichiara di essere a conoscenza del Regolamento sull’Assistenza della Cassa Forense, l’utilizzo degli strumenti previsti appare ancora non molto diffuso. Solo l’indennità di maternità raggiunge una quota di utilizzo superiore al 10%. “I dati rilevati dalla ricerca del Censis, la seconda volta per Cassa Forense, dimostrano che siamo sulla strada giusta”, ha commentato Nunzio Luciano. “Per far fronte alle difficoltà in cui versano molti avvocati – ha spiegato – Cassa Forense ha varato una serie di misure di welfare, sia assistenziale che strategico, muovendosi in diversi ambiti: salute, famiglia, bisogno e necessità individuali, professione. Il Regolamento dell’Assistenza ci consente di poter accompagnare il professionista in tutto il percorso, dal momento in cui inizia la sua attività professionale fino a quando decide di smettere. Ci permette di aiutarlo nei momenti di difficoltà”.

     (Mge/AdnKronos)

 

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